Brescia, sequestro dei forestali su 25 capannoni nella Caffaro

Ieri i carabinieri avrebbero dovuto porre i sigilli solo a tre spazi, ma hanno trovato una situazione più pesante.

(red.) Nella giornata di ieri, lunedì 23 dicembre, i carabinieri forestali di Brescia hanno raggiunto la sede della Caffaro, in via Nullo, per procedere con alcuni sequestri disposti dalla magistratura dopo aver ricevuto l’esito dei sopralluoghi e carotaggi condotti dall’Arpa. I militari erano stati chiamati a porre i sigilli su tre capannoni, ma hanno riscontrato una situazione molto più pesante dal punto di vista ambientale. All’interno dello stabilimento, per esempio, c’erano diversi fusti blu, anche del 2017, che erano in una posizione in cui non sarebbero dovuti essere.

L’obiettivo iniziale dei forestali era di effettuare il sequestro di alcune aree nell’ambito di un’inchiesta per la gestione non autorizzata di rifiuti, ma alla fine sono stati ben 25 i capannoni che si sono visti porre i sigilli. Insieme a diversi fusti di acido solforico, soda esausta e resine varie. Una situazione pericolosa e aggiuntiva sulla quale la procura è chiamata a indagare per capire da dove provengano quei contenuti e chi li dovrebbe smaltire. A proposito, invece, dei controlli svolti dall’Arpa la settimana precedente e i cui risultati sono stati inviati alla procura, si parla di cisterne tenute in pessime condizioni, polveri, fusti abbandonati e amianto.

E il nuovo ampio sequestro scattato ieri finirà nell’inchiesta aperta proprio per la gestione di rifiuti non autorizzata. Vicenda per la quale risultano indagati il commissario straordinario del Sin Caffaro Roberto Moreni, quello liquidatore dell’azienda e curatore fallimentare di Snia e Caffaro Marco Cappelletto, quello precedente Fabrizio Pea e il delegato per l’ambiente e la sicurezza Alfiero Marinelli. Sul fronte della Caffaro è aperta anche un’altra inchiesta a carico degli attuali dirigenti dopo aver scoperto cromo esavalente uscire da due cisterne.

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