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Mancata bonifica ex Selca, chiesti 5 rinvii a processo

Sono accusati di non aver ripulito la fabbrica fallita da migliaia di celle dall'Australia. Il prossimo 22 maggio il giudice esprimerà la sua decisione.

(red.) Nella giornata di ieri, mercoledì 17 aprile, in tribunale a Brescia il pubblico ministero Mauro Leo Tenaglia ha chiesto cinque rinvii a processo nei confronti di altrettante persone per non aver bonificato 23 mila metri cubi di celle elettrolitiche, arrivate dall’Australia, all’interno dell’ex Selca di Berzo Demo, in Valcamonica. Al contrario, chiesta l’assoluzione per il traffico di rifiuti dopo che è intervenuta la prescrizione. Si fa riferimento a un procedimento penale in corso per alcuni reati ambientali che sarebbero stati commessi dagli accusati nel perimetro dell’azienda fallita nel 2010 e che si occupava di trasformare il materiale da rivendere alle acciaierie.

Rischiano di finire alla sbarra Flavio Bettoni che è uno dei proprietari dell’impresa e a capo del consiglio di amministrazione dal 2007 al 2010, Piergiorgio Bosio che è stato amministratore unico della società dal 1997 al 2007, Ettore Vacchina procuratore speciale, Michele Carta Mantiglia consigliere delegato dal 2007 e il curatore fallimentare Giacomo Ducoli. Flavio Bettoni è già stato assolto con il fratello Ivano dopo le accuse di traffico internazionale di rifiuti, imputazione che ora si è ripresentata.

L’udienza è stata aggiornata al 22 maggio quando il giudice deciderà se mandare a processo i cinque. In questo panorama c’è però anche da citare una sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito come non debba essere il curatore fallimentare a occuparsi della bonifica. Nel frattempo l’ex Selca si avvia verso la ripresa grazie alla Lucchini Rs di Lovere che si è infatti aggiudicata il bando e che la porterà a un investimento di oltre 20 milioni di euro e in grado di portare fino a 90 posti.

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