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Macogna, riunione dei sindaci al prefetto

I cittadini del comitato contrario alla discarica chiedono le dimissioni dei vertici ambientali della Provincia. E dal Broletto temono disordini pubblici.

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(red.) Le annunciate manifestazioni da parte dei cittadini aderenti al “Comitato No Macogna”, in seguito all’autorizzazione della Provincia di Brescia di triplicare il livello di eluato consentito tra i rifiuti inerti nella cava, hanno mandato in allarme il prefetto Valerio Valenti. Tanto che mercoledì 26 ottobre ha convocato al Broletto i sindaci di Cazzago San Martino, Berlingo, Rovato e Travagliato Antonio Mossini, Cristina Bellini, Tiziano Belotti e Renato Pasinetti. Il rischio di disordini pubblici è dietro l’angolo, nonostante il comitato abbia parlato di azioni pacifiche, ma la sensazione generale è di essere stati presi in giro dalla Provincia.
La Drr, azienda proprietaria della discarica, ha il limite fisso di 1,35 milioni di metri cubi di rifiuti da poter stoccare, ma si vede aumentare il livello di liquido consentito. Per questo motivo i cittadini, oltre ad annunciare possibili ricorsi al Tar, d’intesa con i comuni, chiedono le dimissioni del presidente del Broletto Pier Luigi Mottinelli, del consigliere delegato all’Ambiente Gianbattista Groli e del direttore Giovanmaria Tognazzi. E sperano che i quattro enti locali convergano su una posizione comune. Contro la provincia c’è anche l’associazione “Basta veleni” che ha annunciato alcuni incontri con le istituzioni, a partire dall’assessore all’Ambiente lombardo Claudia Terzi. E il caso della Macogna finisce in Parlamento per opera di un’interrogazione presentata dal deputato bresciano del Movimento 5 Stelle Ferdinando Alberti.

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