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Verdi Sebino Franciacorta: “Basta cemento sul nostro territorio”

No alla monocoltura della vite, al proliferare di mega cantine o a progetti come Franciacorta Concert Hall. Recuperiamo piuttosto le aree Vela di Cortefranca e Montecolino a Iseo.

(red.) “Gli eventi dell’ultimo anno hanno, se possibile, accelerato la transizione verso un’economia ed una società più rispettosa verso l’ambiente, nell’ormai radicata convinzione che il modello di sviluppo fosse insostenibile per il nostro pianeta”, scrive in un comunicato il Coordinamento Sebino Franciacorta dei Verdi-Europa Verde. “Si è fatta strada la consapevolezza, grazie anche all’opera disinteressata di persone come Greta Thunberg, che lo sfruttamento delle risorse non può procedere all’infinito: il nostro sistema economico non può più produrre inquinando l’aria e l’acqua, la nostra società non può più consumare senza preoccuparsi di come riusare e riciclare. Persino aziende come Enel e Snam, fino a poco tempo fa campioni dell’economia a base di fonti fossili, si sono riconvertite alle energie rinnovabili e a una maggiore tutela dell’ambiente, con eccezionali benefici anche per i propri azionisti (e per lo Stato, a testimonianza del fatto che non tutto ciò che è pubblico è inefficiente)”.

“L’ambiente che ci circonda non può più essere messo a profitto in modo indiscriminato. E per ambiente intendo anche la terra, perché, come diceva un vecchio saggio, ‘di terra non se ne fabbrica più’. Per venire a temi che ci toccano più da vicino”, si legge nella nota a firma del portavoce Marcello Cordovani, “abitando in Franciacorta abbiamo assistito negli ultimi anni alla svendita del territorio agli interessi economici predominanti, nel nome di uno sviluppo economico che molto semplicemente ritagliava pezzi di territorio, il più delle volte sparsi qua e là, e sostituiva il verde della biodiversità con il grigio del cemento”.

“Possiamo dare la colpa ad una generica classe di speculatori”, scrive ancora Cordovani, ” la speculazione edilizia esiste dall’antica Roma, ma in tanti casi erano solo imprenditori edili che guadagnavano legittimamente vendendo la propria merce, cioè le case ed i capannoni, né più né meno come gli imprenditori di tutti i settori merceologici. Vendevano un territorio con la sua bellezza, la sua natura, la sua armonia. E girando per la Franciacorta ci sono tanti esempi di realizzazioni che non hanno guastato il paesaggio, in alcuni casi l’hanno addirittura abbellito. Però sono tanti gli esempi di realizzazioni che hanno stravolto il paesaggio, in base a progetti grandiosi che più si adattavano ad una città che ad una zona a vocazione agricola e turistica, primo fra tutti l’area della Rotonda Bonomelli nel territorio a cavallo tra Rovato, Erbusco e Cazzago San Martino”.

“C’è però qualcosa che va al di là dell’interesse economico di pochi, ed è la tutela del Bene Comune”, continua il documento. “L’ambiente, il verde, l’aria, l’acqua sono Bene Comune, di tutti. E questo Bene Comune deve essere tutelato da coloro che governano, secondo i dettami della nostra Costituzione, che all’articolo 9 recita: ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’. Purtroppo, in questi anni in Franciacorta i governanti locali, da noi eletti, invece di impegnarsi in progetti di sviluppo e tutela del territorio hanno preferito monetizzare velocemente, spalleggiandosi a vicenda tra amministrazioni comunali confinanti e successive”.

“E’ arrivato però il momento di dire basta. Basta alla mercificazione del territorio, pezzo dopo pezzo, in nome di un avanzamento economico che si traduce in profitto per pochi. Non abbiamo bisogno di altri supermercati, di altre superfici commerciali, di altre villette a schiera, di altri capannoni edificati su terreni verdi. Basta costruire su terreno vergine senza recuperare l’esistente: intere aree, dalla Vela a Cortefranca alla Montecolino ad Iseo, sono abbandonate da anni ed attendono solo di essere recuperate. Basta con lo sviluppo della monocoltura della vite, che cancella la biodiversità di una delle zone più belle del Nord Italia. Basta con i progetti di ampliamenti di cantine o addirittura di nuove cantine, a volte faraonici, che stravolgerebbero gli angoli più belli della nostra terra solamente per consentire a qualche imprenditore locale di fregiarsi del titolo di ‘viticoltore’. Basta con improbabili mega progetti culturali che non hanno né capo né coda ma servono solo a giustificare una colata di cemento, vedi Franciacorta Concert Hall. Basta con nuovi supermercati, in un’area dove c’è solo l’imbarazzo della scelta su dove andare a fare la spesa. In una parola, Basta cemento. E lo diciamo agli amministratori in primo luogo, perché non si nascondano dietro il dito del Pgt approvato dall’amministrazione precedente, che è sempre la scusa per non agire”.

“E’ ora di pensare ad un nuovo modello di sviluppo”, proseguono i Verdi, “ad una strategia per il territorio del Sebino e della Franciacorta, che è mancata fino ad ora a causa anche del frazionamento amministrativo del territorio (19 amministrazioni comunali in Franciacorta?). E non basta sventolare l’adozione del Piano Territoriale di Sviluppo del Territorio, strumento di coordinamento vuoto e inefficace perché ogni amministrazione comunale è ancora e sempre libera di fare ciò che vuole sul proprio territorio”.

Vogliamo che i nostri amministratori si impegnino a lavorare ad una visione del nostro territorio che concili vero sviluppo con vera sostenibilità”, conclude la nota. “Vogliamo visione del futuro, progettualità, concorrenzialità, capacità di andare a reperire risorse pubbliche, che vengono stanziate a livello nazionale e comunitario e che altri territori hanno ottenuto. La Franciacorta ed il Sebino hanno delle enormi potenzialità, ma bisogna lavorare per realizzarle, impegnandosi a fondo a beneficio delle proprie comunità e non solo dei soliti, pochi noti”.

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