Vino italiano in calo, ma Brescia cresce: il trionfo di Franciacorta e Lugana

La classifica delle 120 cantine più forti d’Italia, curata dal Corriere della Sera e analizzata da Sky TG24, conferma il ruolo centrale della provincia di Brescia nel vino di alta gamma. Tra i nomi citati spiccano Uberti, Ca’ del Bosco, Bellavista, Ferghettina, Contadi Castaldi e Le Marchese.

Il settore del vino italiano sta attraversando una fase complessa, ma la provincia di Brescia emerge come uno dei poli più solidi e dinamici del Paese. Lo confermano le analisi pubblicate il 28 settembre 2026 da Sky TG24, che commentano la classifica delle 120 aziende vitivinicole più forti d’Italia curata dal Corriere della Sera, basata sui bilanci 2025 e sui dati dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini. Il risultato è chiaro: Franciacorta DOCG e Lugana DOC rappresentano oggi due dei modelli più resilienti del vino italiano di qualità.

Una classifica che vale oltre il 64% del mercato nazionale
Secondo l’Osservatorio UIV, le 120 aziende selezionate dal Corriere rappresentano il 64,3% del giro d’affari complessivo del vino italiano. Insieme generano 9 miliardi di euro di fatturato (-1,4% sul 2024), 5,2 miliardi di export (-1,9%) e 3,8 miliardi di vendite interne (-0,6%). I segni negativi riflettono le difficoltà del 2025, confermate dall’Annual Report Valoritalia 2026, che registra cali di vendita per tutte le tipologie di vini di qualità e un aumento delle giacenze fino al 15%.

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Un settore in contrazione, ma con differenze profonde
Il report Valoritalia evidenzia una flessione degli imbottigliamenti: -2,1% nel 2025 e -5,4% nei primi cinque mesi del 2026. Ma il quadro non è uniforme: i vini DOC e DOCG crescono dell’1%, gli IGT calano dell’11%, mentre proseguono i trend positivi di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e bianchi fermi (+6,3%). I rossi registrano invece una contrazione superiore al 13%. In questo scenario, le cantine bresciane specializzate in metodo classico e bianchi premium risultano tra le realtà che hanno retto meglio la crisi, sia per volumi sia per posizionamento competitivo.

Le aziende bresciane protagoniste del 2025
Sky TG24 cita esplicitamente alcune realtà della provincia di Brescia come esempi di performance solide: Uberti, Ca’ del Bosco, Bellavista, Ferghettina, Contadi Castaldi, Le Marchese. Sono aziende accomunate da produzioni di alta gamma, forte identità territoriale e una presenza consolidata nei mercati premium internazionali.

Le bresciane nella top 120 del Corriere della Sera
Incrociando i dati della graduatoria, le principali aziende della provincia presenti nella top 120 sono: Guido Berlucchi, Bellavista, Ca’ del Bosco, Ferghettina, Contadi Castaldi, Uberti, Villa Crespia, Barone Pizzini, Mosnel, Castello Bonomi, Bosio, oltre alle realtà del Lugana e del Garda bresciano come Le Marchese, Perla del Garda e Marangona. Si tratta di aziende che non competono sui volumi delle grandi cooperative nazionali, ma che eccellono nella fascia medio‑alta del mercato, dove contano qualità, brand e valore aggiunto.

Lugana vite vigneto Garda

La top 10 nazionale: il contesto in cui si inserisce Brescia
Per comprendere la posizione delle aziende bresciane, Sky TG24 ricorda anche i vertici della classifica nazionale. In cima ci sono i grandi gruppi cooperativi e industriali: Cantine Riunite & Civ (635,1 milioni), Argea (462), Italian Wine Brands (395,9), Caviro (351,3) e Marchesi Antinori (263). Subito dopo compaiono Herita Marzotto Wine Estates (246,7), Cavit (242,2), La Marca (234), Collis Veneto Wine Group (220) e Fratelli Martini (218). Sopra i 100 milioni si trovano anche Zonin 1821, Frescobaldi, Gruppo Lunelli, Villa Sandi e Bottega. È in questo scenario dominato da grandi player nazionali che si inseriscono le realtà bresciane: Bellavista, Ca’ del Bosco, Guido Berlucchi, Ferghettina, Contadi Castaldi, Uberti, Villa Crespia, Barone Pizzini, Mosnel, Castello Bonomi, Bosio, Le Marchese, Perla del Garda e Marangona, tutte presenti nella top 120 e riconosciute per la loro capacità di competere nella fascia premium del mercato.

La tenuta del vino bresciano non è casuale
Gli analisti spiegano che il territorio beneficia di una combinazione di fattori strutturali che hanno permesso alle cantine di affrontare il 2025 con una solidità superiore rispetto ad altre aree italiane. Il primo elemento è la forza delle denominazioni: Franciacorta DOCG e Lugana DOC sono riconosciute come eccellenze sia in Italia sia all’estero, e questo garantisce un valore aggiunto che protegge il prodotto anche nei momenti di rallentamento del mercato. A questo si aggiunge la specializzazione in segmenti che nel 2025 hanno sofferto meno: gli spumanti metodo classico e i bianchi premium hanno continuato a crescere, mentre i rossi da volume hanno registrato cali significativi. Un altro fattore decisivo è la struttura delle aziende bresciane, che negli ultimi anni hanno investito con continuità in immagine, export, turismo del vino, sostenibilità ed efficienza energetica. Questo approccio ha reso il sistema più resiliente, capace di reagire alle oscillazioni del mercato e di mantenere una posizione competitiva stabile. In sintesi, la capacità di unire qualità, sostenibilità e una narrazione territoriale forte è stata determinante per limitare l’impatto della crisi sui bilanci 2025 e per consolidare il ruolo di Brescia come uno dei poli più solidi del vino italiano contemporaneo.

Il futuro: sostenibilità, digitalizzazione e consorzi più forti
Valoritalia 2026 indica tre leve per ripartire: sostenibilità, digitalizzazione e integrazione consortile. Le cantine bresciane citate – sia da Sky TG24 sia dal Corriere – sono già attive su questi fronti: certificazioni ambientali, progetti di enoturismo, investimenti tecnologici, collaborazioni tra consorzi. In un mercato sempre più competitivo, il “modello Brescia” – denominazioni forti, qualità elevata e capacità di fare sistema – si conferma uno dei casi più interessanti del vino italiano dei prossimi anni.

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