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Registro Cereali: “Strumento utile, ma no a orpelli burocratici per le aziende”

Confagricoltura chiede modifiche alla legge per alleggerire gli oneri burocratici per i cerealicoltori e gli allevatori.

(red.) Con la legge di bilancio del 2021 sono state introdotte nuove disposizioni che riguardano il rilevamento dei dati delle produzioni cerealicole attraverso un apposito registro telematico.
Il “Registro Cereali” riguarderà le operazioni di carico e scarico per vendita o trasformazione di cereali e di sfarinati a base di cereali, di provenienza nazionale e unionale, nonché importate da Paesi terzi, che dovranno essere registrate attraverso il portale nazionale Sian, entro sette giorni lavorativi dall’effettuazione delle operazioni.

“Un registro nazionale telematico – commenta il presidente di Confagricoltura Brescia, Giovanni Garbelli – potrebbe rappresentare un utile strumento per conoscere i flussi di arrivo e di partenza, oltre che le scorte dei prodotti cerealicoli così importanti per il nostro Paese”. Il rischio, tuttavia, è che venga introdotto un nuovo orpello burocratico senza che ci sia un reale ritorno in termini di trasparenza del mercato e di remunerazione per i cerealicoltori. “Come Confagricoltura, ci siamo immediatamente attivati – evidenzia Garbelli – perché con modifiche legislative, e soprattutto in sede attuativa, venga ridotto al minimo l’impatto sulle aziende agricole, considerando tra l’altro che le nuove disposizioni prevedono pesanti sanzioni amministrative”. Ora il ministero delle Politiche agricole dovrà infatti stabilire con un decreto le modalità operative di questo nuovo registro telematico nato con l’obiettivo di monitorare le movimentazioni da e per i Paesi esteri.

Confagricoltura ha già chiesto “una proroga nell’avvio del registro – come ha dichiarato negli scorsi giorni il presidente nazionale Massimiliano Giansanti – in modo da poter introdurre modifiche all’impianto normativo nella direzione di un alleggerimento degli oneri, escludendo la parte iniziale e finale della filiera, ossia i produttori cerealicoli e gli allevatori”.
La questione è di particolare rilevanza per Brescia che continua ad essere tra le prime tre province italiane per produzione di mais, nonostante in questi anni si sia assistito ad una riduzione tra le più significative della superficie utilizzata per questa coltura. Nel 2020, secondo le recenti rilevazioni dell’Istat, sono stati 31 mila gli ettari investiti a granoturco per granella con una produzione di oltre 415 mila tonnellate. Pur diminuendo i terreni utilizzati, lo scorso anno ha fatto invece segnare un nuovo record nella resa ad ettaro.

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