D’Annunzio, studio verso una newco

Per lo scalo di Montichiari si pensa a una società con l'80% delle quote in mano a Catullo e il 20% ai bresciani di Abem. Merci e passeggeri.

aeroporto D'Annunzio(red.) 80% alla Catullo e il 20% all’Abem. Sarà l’assetto della nuova società di gestione a capo dell’aeroporto bresciano Gabriele D’Annunzio di Montichiari. Ci vorranno ancora alcune settimane per definire gli ultimi dettagli, ma le quote saranno quelle appena citate, con la maggioranza detenuta dalla società veronese che ha avuto in concessione per quarant’anni lo scalo bresciano. Enrico Marchi, presidente della Save a capo dell’aeroporto di Venezia e con una quota in Catullo, ha precisato che non si tratta di una dismissione, ma della cogestione del D’Annunzio con le realtà bresciane.
Abem, infatti, è formata dall’Associazione Industriale Bresciana, Camera di Commercio e varie associazioni di categoria. Lo studio di fattibilità del piano di rilancio è ancora in fase di elaborazione, ma prevede per sommi capi una vocazione a maggioranza cargo (merci) per lo scalo bresciano, senza dimenticare i passeggeri. A questo si aggiunge la disponibilità di aree intorno all’aeroporto e la possibilità del passaggio della linea Tav dei treni. Paolo Arena, presidente della Catullo, si dice fiducioso dell’intesa con i bresciani che avranno un ruolo nel consiglio di amministrazione. Al contrario, non presenta alcun interesse per lo scalo di Orio al Serio a Bergamo.

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