Brescia, teleriscaldamento: rincari e confronto politico. A2A replica sui prezzi
Alla vigilia della riaccensione degli impianti, Brescia Attiva, Avs e Brescia Capitale chiedono chiarezza sulle tariffe. La società: «Sempre sotto i limiti Arera, nei primi otto mesi 2026 risparmio del 19,6% sul gas».
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Brescia. Il teleriscaldamento torna al centro del confronto politico bresciano alla vigilia della riaccensione degli impianti, prevista dal 15 ottobre.
A sollevare il tema delle tariffe sono Brescia Attiva, Alleanza Verdi-Sinistra e Brescia Capitale, che chiedono chiarimenti sull’aumento dei prezzi registrato dall’inizio dell’anno e sul meccanismo utilizzato per determinare il costo del calore.
Il dato contestato è il passaggio del prezzo per le utenze individuali da 0,107 a 0,125 euro per kWh, pari a un incremento del 17%. Le forze politiche sottolineano inoltre che gran parte del calore prodotto dalla rete bresciana non deriva dal gas e chiedono quindi che la struttura tariffaria tenga conto delle caratteristiche specifiche del sistema locale.
A2A, chiamata in causa sul tema, fornisce una lettura diversa del rincaro e richiama il sistema introdotto da Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, per determinare il cosiddetto «Costo Evitato».
Dal 2024 il meccanismo fissa un limite ai ricavi del teleriscaldamento sulla base del costo di una soluzione alternativa, come una caldaia a gas. Nel caso in cui i ricavi superino il limite, la differenza deve essere restituita agli utenti.
Secondo A2A, il prezzo applicato a Brescia è rimasto al di sotto del parametro stabilito da Arera. Nel 2025 una famiglia media avrebbe sostenuto una spesa per il teleriscaldamento inferiore del 15% rispetto al Costo Evitato. Nei primi otto mesi del 2026 il divario sarebbe salito al 19,6%, con un risparmio quantificato dalla società in 184 euro per una famiglia tipo.
A rendere particolare il caso bresciano è anche la composizione della produzione. Secondo i dati A2A, nel 2025 l’84% del calore immesso nella rete proveniva da fonti non fossili, soprattutto dal termoutilizzatore e dal recupero di calore industriale. Il gas rappresentava il restante 16%.
Da qui nasce la richiesta di un meccanismo tariffario che tenga maggiormente conto del mix energetico della rete cittadina. A2A ribadisce invece che il sistema regolatorio considera il costo complessivo del servizio attraverso il parametro del Costo Evitato e prevede ulteriori limiti per la quota di calore rinnovabile.
Sul fronte dei prezzi, la società collega l’adeguamento delle tariffe all’andamento dei mercati energetici. Secondo i dati forniti da A2A, dall’inizio dell’anno il prezzo del gas sarebbe aumentato di circa il 33%, mentre il costo di approvvigionamento al PSV, tra gennaio e agosto, avrebbe registrato un incremento del 70%. Il rincaro del teleriscaldamento, sottolinea quindi la società, sarebbe rimasto inferiore a quello del gas.
Il tema resta comunque al centro del confronto. Danilo Scaramella di Legambiente contesta il metodo del Costo Evitato e richiama l’aumento del prezzo del gas, ipotizzando possibili ulteriori incrementi delle tariffe. Brescia Attiva, Avs e Brescia Capitale chiedono invece maggiore trasparenza sui costi effettivi e l’apertura di un tavolo di confronto tra A2A e Comune.
A2A si dice disponibile al confronto con le istituzioni locali e ricorda di pubblicare periodicamente i prezzi del servizio.
Nel 2025, inoltre, il credito d’imposta legato alla quota di calore rinnovabile ha raggiunto 5,8 milioni di euro per gli utenti della città di Brescia. Per le famiglie in condizioni economiche previste dalla normativa è inoltre atteso il bonus sociale per il teleriscaldamento, che sarà applicato automaticamente una volta definite da Arera le modalità operative.








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