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Cristiani di nuovo davanti ai giudici

L'ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo lunedì saprà se è stata accolta la richiesta per i domiciliari. Tra pochi giorni scade la custodia cautelare.

(red.) Comparirà di nuovo davanti ai giudici milanesi l’ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, il bresciano Franco Nicoli Cristiani, in carcere a San Vittore per un affare legato a presunte tangenti e traffico illecito di rifiuti.
Il politico del Pdl (che subito dopo l’arresto, alla fine di novembre, ha lasciato ogni incarico pubblico) attende di conoscere la decisione dei giudici della corte d’Appello sulla richiesta (l’ennesima) di scarcerazione avanzata dai suoi legali.
A breve, tra una decina di giorni, scadranno i termini di custodia cautelare e Nicoli potrebbe essere chiamato a giudizio immediato per la presunta mazzetta da 100mila euro che gli sarebbe stata versata dall’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli per “oliare” le procedure di autorizzazione della discarica che sarebbe dovuta sorgere a Cappella Cantone, nel Cremonese.
Nel caso in cui i pm milanese decidessero per il processo immediato i tempi di attesa dietro le sbarre per Nicoli potrebbero allungarsi di altri sei mesi.
Gli avvocati di Nicoli hanno formulato quattro richieste affinchè il loro assistito potesse ottenere i domiciliari, incassando tre “no”. Resta da vedere se lunedì i giudici si pronunceranno nello stesso modo delle precedenti.
Secondo i legali del politico bresciano non sussistono più le condizioni secondo cui il loro assistito possa reiterare i reati che gli vengono attribuiti. Questo perché Cristiani si è dimesso dalle cariche pubbliche e perché avrebbe cercato, nei precedenti interrogatori, di smontare le accuse nei suoi confronti, negando di avere preso quei famosi 100mila euro.
Ma contro questa versione ci sono le deposizioni fatte da Locatelli e dallo stesso ex dirigente dell’Arpa Giuseppe Rotondaro, che avrebbe ammesso di avere fatto da tramite per la consegna della mazzetta, e le intercettazioni ambientali e telefoniche in mano agli inquirenti.

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