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La crisi a Brescia? Costa 120milioni di euro

A tanto ammonta, stando ai dati di Cisl, il reddito perso dagli oltre 30mila lavoratori in cassa integrazione nel 2011. A questi, sono da aggiungere quelli in mobilità.

(p.f.) Quanto costa la crisi a Brescia? Almeno 120milioni di euro. A tanto ammonta, stando ai dati di Cisl Brescia, il reddito perso dagli oltre 30mila lavoratori bresciani in cassa integrazione nel 2011.
A questi, sono da aggiungere i lavoratori in mobilità, che nel 2011 rischiano di raggiungere gli stessi livelli del 2010. Se nel 2010 infatti erano in mobilità 8900 lavoratori, di cui 6800 senza sostegno al reddito, solo a luglio del 2011 si contavano già 5000 lavoratori in mobilità, di cui 4000 senza sostegno al reddito.
Cala, invece, la cassa integrazione ordinaria (-40%) e quella in deroga (-45%), mentre resta stabile quella straordinaria (-2,8%). “La stabilizzazione della cig straordinaria”, ha sottolineato il segretario Enzo Torri, “mostra una crisi strutturale di molte aziende. Anche il fatto che la mobilità resta invariata, ci dice che la riduzione della cig ordinaria non significa una ripresa dell’economia, ma solo che i lavoratori vanno in mobilità”.
A questo quadro c’è da aggiungere il calo della produzione registrato nell’ultimo trimestre e il dato allarmante della disoccupazione al 6%, cifra mai raggiunta prima in provincia, con un 19% di disoccupazione giovanile. “Entriamo nel quinto anno della crisi”, ha aggiunto Torri, “con l’aggravante che i risparmi delle famiglie si sono dimezzati. Le manovre economiche hanno poi appesantito ulteriormente questa situazione, con l’effetto che il problema economico genera insicurezza sul futuro”.
Eppure Brescia ha le potenzialità per farcela. “Pensiamo che Brescia”, ha proseguito Torri, “abbia gli strumenti per reagire, per le conoscenze acquisite da lavoratori e aziende. Quello che non va è l’eccessivo individualismo: i soggetti economici e sociali che possono essere protagonisti del rilancio devono unirsi, collaborare, chiedersi cosa possono fare per il bene collettivo”. La Cisl invoca quindi l’unità, a partire dalle stesse organizzazioni sindacali.
“Abbiamo ritrovato un percorso unitario con la Cgil”, ha specificato Torri, “di fronte alla manovra. Vorremmo che questa unità non si limitasse solo alle proteste, ma che fossimo uniti anche quando ci sono da sottoscrivere gli accordi”. Non a caso, per il 2012, Cisl vuole rilanciare il percorso condiviso avviato con Aib e le altre sigle sindacali, per portare a Brescia un nuovo sistema di contrattazione.
“A giugno”, ha spiegato Torri, “Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno raggiunto un accordo a livello nazionale per assegnare più potere contrattuale al livello di lavoro decentrato, anche in deroga ai contratti nazionali. Abbiamo iniziato a lavorare per praticare questo modello anche a Brescia. Nel 2012 cercheremo di riprendere e completare questo percorso di dialogo con Aib e gli altri sindacati”. Ma per il futuro, la Cisl punta anche su un modo diverso di intendere gli ammortizzatori sociali.
“Dovrebbero essere utilizzati per formare e riorientare i lavoratori, per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro”. Anche perché la cassa integrazione non ha ripercussioni solo sul portafoglio delle famiglie, ma anche sulla salute psichica dei lavoratori. “Gli assistenti sociali”, ha aggiunto Giovanna Mantelli della segreteria Cisl Brescia, “ci dicono che dall’inizio della crisi sono aumentati in numero esponenziale i casi di famiglie che si disgregano, con effetti pesanti per gli adolescenti. Inoltre, molti lavoratori che si ritrovano a casa senza lavoro finiscono con l’aver bisogno di sostegno psichiatrico”.
Nella ricetta della Cisl, anche le pubbliche amministrazioni devono fare la propria parte. “Prima di tutto”, ha spiegato Torri, “ridurre gli sprechi. Secondo, impiegare le risorse con efficienza: meno rotonde, più servizi sociali”. Alla Provincia, invece, il compito di riprendere in mano il suo ruolo di coordinamento nel settore occupazione. “Abbiamo bisogno di un luogo dove si discuta dei temi del lavoro. Questo luogo dovrebbe essere la Provincia, che fino ad oggi è stata carente. I bandi per assegnare fondi a sostegno dell’occupazione non bastano: vorremmo che ci fosse un maggior coinvolgimento dei sindacati”.

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