Green Hill, la procura indaga sull’azienda

L'inchiesta è antecedente all'esposto del ministro Brambilla. Nel mirino del pm i registri dell'anagrafe canina, dai quali mancherebbe la registrazione di 400 beagle.

(red.) Il ministro del Turismo Michela Brambilla non è stata la prima ad occuparsi e preoccuparsi della Green Hill, l´allevamento di cani di Montichiari.
Prima di lei (che ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Brescia, al comando nazionale dei carabinieri Tutela della salute e al nucleo dei Nas di Brescia per verificare se nell’allevamento ci siano “violazioni della normativa statale e regionale in materia di tutela del benessere degli animali di affezione”) la stessa procura bresciana aveva aperto un fascicolo, affidato al pubblico ministero Lara Ghirardi,  sui presunti episodi di maltrattamento e sperimentazione cruenta sui cuccioli di beagle ospitati nella struttura situata sui colli di San Pancrazio.
Gli accertamenti disposti dalla procura sono stati effettuati dal servizio di vigilanza ecozoofila dell´Oipa e dal nucleo di polizia giudiziaria della Polizia municipale di Montichiari e sono volta a stabilire la tracciabilità degli animali.
Secondo quanto riporta il quotidiano Bresciaoggi, che ha raccolto alcune indiscrezioni, gli investigatori avrebbero riscontrato l´assenza del registro di carico e scarico dei cani, ma nessuna violazione sul trattamento degli animali.
Una carenza che avrebbe fatto scattare il ritiro dell´autorizzazione e la chiusura della struttura. L’azienda si è difesa sostenendo di essere in regola perché “l´obbligo”, come viene riportato dal quotidiano locale, “era comunque assolto nelle more di quanto previsto in tema di disposizioni sull´anagrafe canina”.
La procura tuttavia vuole fare luce sulla sparizione di 400 cani che non risulterebbero registrati nella banca dati dell´anagrafe canina regionale.
E intanto la polemica e la battaglia degli animalisti per chiudere l’azienda dipendente dalla multinazionale Marshall non sono destinate a finire, soprattutto dopo l’interessamento del ministro Brambilla, intervento che ha sollevato anche alcune considerazioni della Fai Cisl in merito al futuro lavorativo della ventina di dipendenti della Green Hill di Montichiari che, se l’azienda dovesse chiudere, “si troverebbero sulla strada”.

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