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Giovedì, 2 settembre 2010 21:57:02

Polemiche
Broletto: lavoratori in agitazione
lunedì 15 marzo 2010
(red.) I dipendenti della Provincia di Brescia, oltre mille lavoratori, sono entrati in agitazione. Secondo un comunicato stampa delle Rsu, il motivo è legato al mancato accordo sulla definizione del fondo incentivante 2009 del personale dipendente, che prevede una decurtazione del 30% rispetto alla quota erogata nel 2008. 
I lavoratori ritengono inaccettabile la riduzione, "che colpisce, in particolare, le categorie più deboli dei lavoratori dell’ente. L’assemblea ribadisce che i problemi di bilancio dell’amministrazione provinciale, risultato della gestione politica degli anni precedenti, non possono ripercuotersi in particolare sul salario. Inoltre evidenziamo il blocco dell’assunzione e del turn-over; l'aumento dei carichi di lavoro e competenze con il conseguente allungamento delle pratiche creando disservizi alla cittadinanza e il taglio delle spese di personale fatto sul salario accessorio, unico riconoscimento economico per la categorie più debole dei dipendenti".
Secondo le maestranze del Broletto, mentre vengono tagliati i compensi dei dipendenti più "poveri", rimangono invece inalterati incentivi e stipendi dei dirigenti e delle posizioni organizzative. "Stupiscono", poi, "le spese di collaborazione con cifre importanti. Sono aumentati anche i cosiddetti portaborse".
L'agitazione, quindi, prevede il blocco degli straordinari, più un pacchetto di otto ore di sciopero. Le prime due ore di sciopero verranno effettuate alla fine di ciascun turno di lavoro, nel rispetto della vigente normativa in materia di garanzia del diritto di sciopero e di servizi essenziali, il 13 aprile 2010.
"Ci impegniamo sin da ora", conclude il testo, "a tenere monitorate e a rendere evidenti tutte le contraddizioni che questa giunta opera con i soldi dei cittadini e quindi anche i nostri. Respingiamo  la giustificazione della decurtazione del salario accessorio utilizzando strumentalmente la crisi economica e i lavoratori che perdono il posto di lavoro, cassaintegrati, ai quali va tutta la nostra solidarietà, anche attraverso l'adesione alle concrete iniziative sindacali messe in campo in questo periodo".



Commenti (8)
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1. 17-03-2010 08:28
 
Ma questo non era il governo dei liberali e del federalismo? Si è federali solo quando si incassa ma quando si tratta di distribuire il potere di contrattazione si riporta tutto a Roma ladrona? Bella coerenza!! Si vede lontano 600 km che il vero motivo di questa legge è quello di ingabbiare i sindacati, anche quelli amici che (ne sono certo) avranno cmq qualche beneficio occulto
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lazzalex
2. 15-03-2010 22:49
 
...se i politici la smettono di spendere soldi altrui per i loro porci comodi; 
... se la smettono di far assumere parenti e amici; 
... se i politici si guadagnano davvero la giornata...
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Quod
3. 15-03-2010 22:16
 
in un periodi di crisi si potrebbe condividere se: 
- i politici si riducono i compensi del 70% 
- i politici ridanno indietro le carte di credito 
- i politici eliminano le consulenze ai parenti e agli amici 
- i politici eliminano le auto blù 
- i politici....
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nuvola rossa
4. 15-03-2010 21:44
 
Non si era ancora capito che i dipendenti pubblici sono "comunisti" e "fannulloni"?
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cadenas
5. 15-03-2010 19:11
 
Grazie Geremia per la delucidazione, un dubbio però mi sorge: mettere il destino salariale dei lavoratori nelle mani di dirigenti valutatori nominati ( non per concorso a volte) non garantisce al politico il pieno controllo della pubblica amministrazione?. Quando si parla di Agenzia delle entrate il legame con il referente politico è molto vago anche per la distanza fisica, negli enti locali immagino il dipendente abbia l'assessore come vicino d'ufficio, forse con ciò si spiega anche il fatto che le poche indagini per corruzione nelle amministrazioni locali non partano da controlli interni agli enti, ma da attività investigative esterne. Ce lo vedete ad esempio un agente della provinciale od un impiegato che denunci qualcuno degli assessori che in questi anni hanno vuotato le casse della provincia? Altro motivo di rammarico il sapere che l'impiegato da mille euro avrà il salario decurtato mentre assessori come Parolini hanno ricevuto compensi stratosferici coi quali pagarsi le campagne elettorali.
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schmidl60
6. 15-03-2010 18:30
 
Piena solidarietà agli scioperanti, massimo non rispetto per i politici! fate saltare il nanetto
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rgere62
7. 15-03-2010 17:22
 
Finte : il messaggero 24.04.09 -Ogni anno il 25% dei dipendenti dovrà accontentarsi del salario base, senza neanche un centesimo di incentivo di produttività. E ogni anno verrà stilata la classifica dei dipendenti pubblici: in ciascuna amministrazione si farà una graduatoria dei dipendenti, dal più bravo al meno bravo. Sulla base di questa classifica si decideranno gli stipendi e le carriere. 
 
Così prevede la bozza del decreto che il ministro Renato Brunetta e i suoi collaboratori stanno per portare in Consiglio dei ministri. Sarà un provvedimento destinato a cambiare radicalmente le regole del pubblico impiego italiano, una riforma confrontabile con il famoso decreto 165 scritto nel 2001 da Franco Bassanini. Leggendo il testo si capisce che gli obiettivi di Brunetta sono due: primo, ridurre il potere di intervento dei sindacati, che d’ora in poi avranno molta meno voce in capitolo sui salari, sulle norme disciplinari, sull’organizzazione del lavoro; secondo, obbligare le amministrazioni a distribuire le risorse in modo molto differenziato, cioè dare tanti soldi ad alcuni e pochi ad altri. 
 
Il salario accessorio. Già da molti anni nel pubblico impiego è stata introdotta la “produttività”, cioè una parte di stipendio che non è fissa e uguale per tutti, bensì è legata ai risultati ottenuti. Si chiama “salario accessorio”, ed è stato creato (con il consenso di tutti i maggiori sindacati) nell’intento di favorire l’impegno del personale e ottenere più l’efficienza. Almeno in teoria, perché nella pratica è successo che alcune amministrazioni hanno usato questo strumento con accortezza e intelligenza, altre invece hanno distribuito soldi a pioggia o peggio ancora con criteri clientelari. È per rimediare alla prima disfunzione (i premi a pioggia, uguali per tutti) che il decreto vuole istituire le classifiche del merito. Al termine di un anno di lavoro, tutto il personale viene giudicato secondo i risultati individuali e si crea così una graduatoria. Il 25% dei dipendenti che si trovano ai primi posti della classifica riceve il premio intero. Il 50% della fascia centrale avrà il premio dimezzato. Infine il 25% che finisce in fondo alla classifica non avrà niente. Detto in altro modo, su quattro dipendenti ce ne saranno due con il salario accessorio normale, uno che lo riceverà raddoppiato e uno che invece non vedrà neanche un centesimo. È un sistema adottato già in alcune amministrazioni italiane (per esempio all’Agenzia del Territorio è in vigore da tempo un meccanismo di differenziazione molto sofisticato). Ora diventa obbligatorio per tutti. 
 
Chi decide le classifiche. Le bozze del decreto che circolano in questi giorni sono ancora poco chiare su un punto: chi sarà a dare i voti in pagella? Alcuni articoli del provvedimento prevedono che la formulazione delle graduatorie spetti a un apposito “Organismo per la valutazione”: una specie di commissione che dovrà nascere in ogni amministrazione, nominata dal responsabile politico (il ministro, il sindaco, eccetera). In altri passaggi del testo però si legge che il compito di giudicare il lavoro dei dipendenti spetta ai dirigenti loro diretti superiori. Questo punto verrà probabilmente chiarito nei prossimi giorni. 
 
Le carriere. Le classifiche non serviranno solo a distribuire il salario accessorio. Il giudizio annuale inciderà anche sulle promozioni, gli avanzamenti economici, l’assegnazione di incarichi, l’accesso a corsi di formazione. Saranno inoltre istituiti alcuni premi speciali: uno si chiamerà “bonus delle eccellenze”, un altro “premio all’innovazione”. I primissimi classificati di ciascuna amministrazione potranno anche candidarsi a una sorta di selezione nazionale, per ottenere un ulteriore premio. 
 
Nuovi organismi. La riforma istituisce una serie di organismi che fino a oggi non esistevano. Ci sono gli Organismi di valutazione, di cui si è detto sopra. Poi ci sono i Comitati dei garanti, che devono esprimere un parere ogni volta che un dirigente viene rimosso dall’incarico. Infine c’è la già annunciata Autorità indipendente per la valutazione (che nella legge delega era annunciata come una semplice “agenzia”, ma ora nel decreto sembra essere stata promossa ad authority). L’Autorità costerà ai contribuenti ben 4 milioni l’anno, e i suoi cinque membri nominati da governo e Parlamento riceveranno uno stipendio di 300 mila euro l’anno. 
 
I sindacati. Quando il decreto entrerà in vigore i sindacati del pubblico impiego conteranno molto meno di prima. Lo spazio della contrattazione viene ridotto, molte cose saranno decise per legge. Per i contratti nazionali diventa vincolante il parere della Corte dei conti, mentre gli accordi integrativi raggiunti nelle singole amministrazioni potranno essere bocciati dal ministro della Funzione pubblica. Non solo, ma per le norme siglate nei contratti costituirà in qualche modo un limite anche “l’autonoma decisione definitiva” del dirigente. Viene infine istituita una regola di incompatibilità fra attività sindacale e dirigenza: gli ex sindacalisti non potranno essere nominati alla guida di un ufficio, né potranno entrare nei vari organismi di valutazione. 
 
Contratti. La bozza del decreto Brunetta prevede una riduzione molto drastica del numero di contratti nazionali: resterebbero soltanto due grandi accordi, uno per lo Stato centrale e un altro per le amministrazioni decentrate. In altre parole non esisterebbe più il contratto della scuola, perché verrebbe unito a quelli dei ministeri, delle agenzie fiscali, degli enti previdenziali. Né ci sarebbe più il contratto della sanità, accorpato a quello di comuni, province e regioni. All’interno dei due grandi accordi nazionali però si dovrebbero prevedere delle “sezioni”, per salvaguardare le “specificità” di ciascun comparto.
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geremia
8. 15-03-2010 16:56
 
Furbescamente si taglia sul fondo incentivante lasciando stare tutte le spese di rappresentanza che costituiscono un bel malloppo a carico di Pantalone nostro,bresciano dalla Bassa all\'Adamello,dall\'Oglio al Garda,dal mantovano all\'alto bergamasco; tutto a carico,quindi,della fascia amministrativa a retribuzione impiegatizia e salariale.Visti gli sprechi,ed i legittimi arricchimenti personali,investiti,parzialmente,in belle e costose pubblicità elettorali,c\'è solo da chiedersi perchè deve risparmiare solo una certa categoria di personale continuando a permettere ad altri, di scialare ad iosa.La Provincia va male? Diventa un rotolo di carta assorbente? Non può più far da volano alla miriade di borghi municipali del territorio bresciano? non è più l\'esempio dell\'Ente Utile tra tutti quelli inutili del Paese? Bene! Si smetta allora di pensarla alla grande;si raccolgano le fila;si risparmi tutti assieme,proporzionalmente; e non si facciano più figuracce tipo quella di raschiar soldi,importanti per i bilanci familiari, ai soli dipendenti-dipendenti che con il loro lavoro l\'hanno costruita mattone su mattone,l\'Azienda Provincia di Brescia,importante e solidale.(API-BS; Luigi Cerritelli)
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cerritelli

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