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Giovedì, 9 settembre 2010 05:01:55
Città
San Polo, la protesta ambientalista
sabato 06 febbraio 2010
(s.s.) Alfa Acciai, cave dismesse e in funzione, discariche chiuse o che stanno per essere aperte, un traffico che spesso congestiona le vie principali. Sono queste, secondo Legambiente e il Comitato di Difesa Salute e Ambiente (Codisa) le criticità dal punto di vista ambientale che affligono i quartieri di San Polo e Sanpolino a Brescia. "Criticità per le quali si può e si deve fare qualcosa", ha spiegato Mario Capponi, presidente del circolo Legambiente di Brescia. A partire dalla grande fabbrica metallurgica che con lo svilupparsi del quartiere è stata inglobata nell’abitato di San Polo. "Il 99% dei metalli pesanti, diossine e pcb presenti nei terreni nella nostra città deriva dalla metallurgia. Noi non vogliamo che l’Alfa Acciai chiuda, ma è necessario per il bene dei cittadini che diventi più pulita".
Solo nella nostra provincia si produce circa un quarto dell’acciaio di tutta l’Italia, stessa cosa vale per l’alluminio. Un regime produttivo, secondo gli ambientalisti, che dovrebbe fare capo a più province invece che a una soltanto. Perchè questo comporta una sofferenza ambientale concentrata in particolare a sud di Brescia. "Inoltre l’Alfa Acciai, come tutte le fabbriche metallurgiche, ha il problema dello smaltimento delle scorie, che richiedono una grande quantità di discariche per essere smaltite", ha proseguito Capponi. Sarebbe molto più sostenibile, secondo gli ambientalisti, trasformare queste scorie in materiale inerte che possa essere riutilizzato, e quindi diventare anche economicamente vantaggioso. Perché questo sia possibile, però, le scorie devono essere pulite. "Per questo motivo è necessaria una sorveglianza maggiore da parte del potere politico di Brescia che deve controllare e chiedere migliorie. Basterebbe ammodernare gli impianti di depurazione". Anche il Codisa èimpegnato su questo fronte, e ha ricordato che "stiamo ancora aspettando", hanno spiegato alcuni iscritti, "la costituzione di un osservatorio da parte del comune poiché proprio in questi momenti si sta revisionando l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) concessa all’Alfa Acciai su richiesta della Provincia che vuole rivedere i controlli, ma ad oggi ancora nulla si è mosso e rischiamo che la procedura si chiuda prima di essere interpellati". Il Codisa, inoltre, in questi giorni è fortemente impegnato, insieme con il comitato spontaneo contro le nocività, a bloccare i lavori all’area di via Brocchi dove la Profacta Spa ha ottenuto le autorizzazioni per costruire una discarica di amianto. Entro fine mese dovrebbe tenersi la prima udienza del ricorso al Tar presentato dall’associazione contro la realizzazione della discarica.
Proprio questa mattina, i volontari del comitato spontaneo hanno istituito un corteo di protesta che si è snodato per le vie del quartiere, bloccando parte del traffico con evidente fastidio degli automobilisti in coda, per ricongiungersi con i rappresentanti di Codisa e Legambiente davanti alla sede dell’Alfa Acciai. "L’amministrazione di Brescia deve fare scelte forti per ridurre le emissioni inquinanti in città, e deve aiutarci a tutelare le aree verdi a cui abbiamo diritto", ha spiegato Valerio Beccalossi, presidente del Codisa. In particolare i membri dei due comitati, supportati dai residenti della zona, hanno ripetutamente chiesto che venga costituito il parco delle cave all’interno di San Polo, in modo da salvaguardare un piccolo polmone verde della città. "Hanno scavato e sfruttato questa terra per 50 anni, una volta terminate le escavazioni doveva essere restituita ai cittadini, e noi questo chiediamo" ha sottolineato Beccalossi. Un modo per affermare la contrarietà alla creazione della cittadella dello sport a scapito del parco delle cave così come ipotizzato dall’attuale amministrazione. "Noi non siamo ostili alla creazione delle discariche di amianto, dato che è più pericoloso lasciarlo sui tetti dove si trova ora. Ma non è pensabile che a San Polo venga aperta un’altra discarica che comunque non esaurirebbe affatto il fabbisogno della provincia", ha argomentato Mario Capponi. La proposta degli ambientalisti è che si ponga fine al riempimento selvaggio delle cave dimesse, andando a degradare tanti territori senza mai risolvere il problema.
"Le discariche di amianto non possono essere affidate alla fantasia creativa degli imprenditori, bisogna creare un unico grande buco dove sotterrare l’amianto, e ogni provincia dovrà provvedere a farsene una, non possiamo raccogliere a Brescia l’eternit di tutti".
Commenti (1)
1. 08-02-2010 11:11
Premesso che dalla finestra dell'aula dove frequentavo le elementari vedevo i primi due capannoni della Alfa acciai circondati dalla campagna, alla luce dei successivi insediamenti mi chiedo se l'acqua del ruscello l'abbia sporcata il lupo o l'agnello. Nell'ipotesi che l'Alfa acciai si doti di filtri contro l'inquinamento, sarà una misura sufficiente per tutelare la salute dei cittadini?
Considerando le pessime condizioni dell'aria dell'intera Lombardia, dove spostare eventualmente gli impianti?
Mi viene il sospetto che le attività dei 404 abitanti per chilometro quadrato della Lombardia (contro i 337 del Giappone, i 137 della Cina, i 31 degli USA, e gli 8,4 della Russia) siano deleteri per l'ambiente. La costante rincorsa all'aumento del PIL che serve a mandare avanti il "Paese dei Balocchi" porta inevitabilmente all'esplosione della "locomotiva" o ad un deragliamento
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