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Di amianto si muore. Ecco il killer che non ha fretta |
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domenica 06 dicembre 2009 |
(s.s.) L’amianto è un killer silenzioso, che non ha fretta e per questo è ancora più insidioso. Non ci si ammala nel momento in cui si viene a contatto con le fibre d’asbesto, né il giorno dopo né il mese successivo. Le malattie (asbestosi, placche pleuriche, carcinoma polmonare e mesotelioma) insorgono anche 15, 20 anni dopo la prima esposizione.
“Dopo l’inalazione cronica prolungata nel tempo di amianto è possibile, a distanza di parecchi anni dalla prima esposizione, lo sviluppo di malattie gravi e debilitanti che coinvolgono principalmente il polmone”, scrive la Regione Lombardia nella relazione 2008 sul Piano regionale amianto della Lombardia (Pral).
L’amianto può colpire tutti, senza distinzione, “ma coloro che sono stati a contatto con l’amianto per ragioni lavorative sono sicuramente gli individui più esposti all’insorgenza di queste malattie” sottolinea Fabrizio Speziani, capo dipartimento di prevenzione medica dell’Asl.
Un’esposizione che si estende anche ai famigliari dei lavoratori dell’amianto in quanto sono venuti a contatto con gli indumenti (in particolare nella spazzolatura delle tute) o i materiali di lavoro
Per questo motivo i lavoratori di imprese che hanno trattato asbesto (definiti ex esposti) vengono tenuti costantemente sotto controllo. “Pur non esistendo, sulla base di conoscenze attuali, validi metodi di screening per i tumori professionali da amianto, si ritiene che la sorveglianza sanitaria degli ex esposti sia utile in quanto consente di ricostruire la storia dell’esposizione, di informare il soggetto sui rischi legati alla passata esposizione, nonché di informare sulle possibilità diagnostiche, terapeutiche e medico-legali per le eventuali patologie correlate”, si legge nella relazione.
Non esiste però sorveglianza che possa prevenire l’insorgenza delle malattie legate all’amianto. Una volta innescato il ciclo del male, 15 o 20 anni fa o anche di più, non si può fare nulla per invertirlo. Solo nel caso dell’asbestosi (una fibrosi che rende il polmone non elastico e porta all’insufficienza respiratoria cronica) una diagnosi precoce può aiutare a rallentarne la progressione.
È il mesotelioma però il grande sorvegliato speciale nel campo di queste malattie. Si tratta della neoplasia maligna specifica causata dall’esposizione a fibre di amianto. In questo caso “la sorveglianza sanitaria ha solo lo scopo di indagare l’origine professionale in quanto non è disponibile alcuna terapia efficace per variare la prognosi”, si legge ancora nella relazione.
Per questo la Regione Lombardia ha istituito fin dal 1998 un registro in cui vengono censiti per anno i nuovi casi di mesotelioma in ciascuna provincia.
Dal 2000 al 2007 nella provincia di Brescia sono stati segnalati, fra certi e probabili, 131 casi di mesotelioma maligno. A Milano sono stati 386, a Bergamo 174. Queste tre sono le province maggiormente colpite dall’insorgenza di questa malattia in Lombardia. Da sole, infatti, coprono il 65,9% dell’incidenza totale del mesotelioma: in tutta la regione i malati sono 1.050.
Di questi oltre la metà, il 52,7% ha contratto la malattia sul posto di lavoro. Per un altro 13,4% la professione c’entra in modo possibile o probabile. Nello specifico, sono i lavoratori di industrie tessili, metallurgiche ed edili quelli ad essere stati maggiormente esposti alle fibre d’amianto.
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