|
Discarica di amianto: ricorso al Tar |
|
venerdì 13 novembre 2009 |
di Silvana Salvadori
L’ultima possibilità per i residenti di fermare la discarica di amianto di via Brocchi a Brescia è una sentenza del Tar. Per questo motivo questo venerdì l’avvocato Pietro Garbarino, per conto del Co.Di.Sa (Comitato difesa salute ambiente) e del Comitato spontaneo contro le nocività nato nel quartiere di San Polo, ha notificato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale per bloccarne l’apertura.
A livello tecnico, il ricorso è stato depositato perché sono stati rilevati “difetti di istruttoria per una possibile diffusione delle polveri di amianto nella fase di accettazione dei rifiuti, problemi relativi alle distanze obbligatorie fra discarica e insediamenti abitativi e al degrado complessivo del territorio, una quasi inesistente pubblicizzazione da parte delle istituzioni di quanto stava avvenendo, nonché la mancanza di garanzie sul recupero finale dell’impianto”, come ha spiegato Garbarino a quiBrescia.it.
Nella sostanza, si tratta di una delle ultime carte dei residenti di San Polo e Buffalora per fermare le ruspe che presto potrebbero dar vita alla discarica di amianto. Al momento, infatti, nulla impedisce alla Profacta spa, la ditta interessata all’apertura dell’impianto, di realizzare una “discarica monotipo per rifiuti non pericolosi costituiti da materiali edili contenenti amianto” nel sito di via Brocchi, dove oggi esiste un ex cava di inerti, con una capienza totale di 80mila metri cubi.
Nei piani dell’azienda, la discarica dovrebbe essere piena in tre anni, considerando che tutti i conferimenti di amianto verranno concentrati in tre giorni alla settimana per 48 settimane l’anno.
La preoccupazione dei residenti, quindi, è grande. “Vorremmo capire prima di tutto che cosa le amministrazioni vogliono fare con il Parco delle Cave, dato che hanno autorizzato la costruzione di una discarica di amianto in quello che doveva essere un polmone verde della città”, dice Valerio Beccalossi, presidente del Co.Di.Sa.
Un territorio, quello compreso fra San Polo, Buffalora, Bettole e Rezzato, che - spiegano i cittadini - ospita già diverse criticità dal punto di vista ambientale.
Qualche esempio? L’Alfa Acciai a San Polo, oppure la presenza dell’Ecoservizi a Buffalora, azienda specializzata nel trattamento di inertizzazione dei rifiuti speciali pericolosi, o ancora le tre discariche di rifiuti inerti situate a sud di Rezzato.
Inoltre, a 600 metri di distanza dalla futura discarica di amianto, in un ex cava di sabbia e ghiaia, c’è un’area contaminata da Cesio 137 che non è ancora stata bonificata.
Questo però non ha fermato l’iter burocratico per l’apertura della discarica che, a cavallo fra due amministrazioni comunali, Regione e Provincia, è giunto a compimento alcuni mesi fa con l’ultimo atto da parte di quest’ultima e il conseguente via libera alla Profacta per la fideiussione.
I residenti però non si sono fermati nemmeno di fronte alla concreta possibilità che le ruspe possano arrivare da un momento all’altro, anche se quelli del Comitato spontaneo hanno istituito un presidio permanente nei pressi della discarica. Ora però tutte le speranze sono riposte nel ricorso al Tar.
Le associazioni che hanno promosso l’ iniziativa hanno 30 giorni di tempo per depositare i documenti necessari. Ma nonostante questo la Profacta potrebbe comunque iniziare i lavori perché al momento non è stata richiesta una ordinanza sospensiva.
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Effettua il logi o registrati. Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com All right reserved |