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Giovedì, 2 settembre 2010 21:56:42

Strage di Piazza Loggia
"Così l'Anello depistò le indagini"
mercoledì 27 maggio 2009

(red.) Il primo depistaggio nell’inchiesta sulla strage di Piazza Loggia avvenne pochissimo tempo dopo l’esplosione della bomba che il 28 maggio 1974 provocò otto morti e oltre 100 feriti a Brescia (giovedì siamo al 35° anniversario: ecco il programma della giornata). Lo effettuò il vicequestore Aniello Diamare, che era responsabile dell’ordine pubblico e che subito dopo la strage fece lavare la piazza dalle autopompe dei vigili del fuoco, prima dell'arrivo del magistrato e prima che la scientifica potesse raccogliere elementi che sarebbero stati decisivi per determinare l'esatta dinamica dell’attentato e il tipo di esplosivo utilizzato.
Solo ora si è scoperto che Diamare faceva parte dell’organizzazione conosciuta come Anello, un servizio segreto clandestino del quale adesso cominciano a emergere le responsabilità nella strategia della tensione in Italia (leggi l’articolo precedente).
La rivelazione è stata fatta dall’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini, ora parlamentare del Pd, durante la presentazione del libro "L'Anello della Repubblica" scritto da Stefania Limiti.
Diamare ordinò il lavaggio che provocò la dispersione di reperti molto importanti: i periti infatti hanno potuto stabilire solo in modo approssimativo la natura e la quantità dell'esplosivo impiegato. Si tratterebbe quindi di un vero e proprio depistaggio, perché l’insufficienza della perizia balistica potrà determinare l'esito del processo in corso proprio in questi mesi a Brescia. Sul banco degli imputati si trovano in cinque: i nefascisti veneti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, il generale dei carabinieri Francesco Delfino, l’uomo politico di destra Pino Rauti. Mentre la posizione di Giovanni Maifredi è stata separata per gravi motivi di salute (leggi qui).
Corsini nel corso di un’audizione segretata della Commissione stragi fece all'ex ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani una domanda sul vicequestore: "Taviani mi disse di conoscerlo e che era un componente del servizio segreto clandestino", ha affermato l’ex sindaco.
Corsini ha chiesto all'archivio del Senato di avere copia del verbale dell'audizione, ma di aver ricevuto un rifiuto. Da qui la decisione di rendere pubblica l’informazione avuta da Taviani.




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