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Giovedì, 2 settembre 2010 21:56:55

Caso Caffaro
Solvente cancerogeno nella falda
domenica 10 giugno 2007

(red.) Oltre a quella sui veleni contenuti nel sangue degli abitanti (leggi l'articolo), altre indagini non erano state ancora rese pubbliche alla maggioranza dei cittadini sul caso Caffaro e sono state presentate per la prima volta al pubblico sabato durante il convegno di Medicina democratica. Riguardano l'acqua delle falde cittadine e il terreno della zona della Caffaro.
VELENI IN FALDA.
Quando scoppiò lo scandalo del Pcb, nel 2001, l'Arpa, Azienda regionale per la protezione dell'ambiente, cercò il tetracloruro di carbonio nelle falde acquifere vicine all'azienda, sottostanti al sito contaminato d'interesse nazionale.
Si tratta di un solvente cancerogeno utilizzato per la produzione del clortex, o cloro caucciù, che veniva realizzato nello stabilimento chimico di via Milano. Il solvente, raramente campionato nelle analisi di falda, a Brescia è stato trovato in concentrazioni anche 300 volte superiori al limite di 0,15 nanogrammi per litro. Ma le acque delle falde bresciane contengono anche cromo esavalente ben oltre i limiti, tricoetilene e tetracloroetilene fino a 100 volte oltre la soglia.
La situazione dell'acqua potabile è differente. I solventi presenti nell'acquedotto sono ben al di sotto della soglia dei 30 nanogrammi/litro. Un accertamento svolto al Villaggio Sereno, indica che la concentrazione nell'acqua potabile in quella porzione di città è di 5 nanogrammmi/litro; anche se il 90% di queste sostanze è proprio rappresentato dal tetracloruro di carbonio.
TERRA CONTAMINATA. Ma particolari inquietanti sono emersi anche da una serie di indagini sul terreno: sotto lo stabilimento chimico di via Milano, ormai considerato parte del centro di Brescia, ci sono ben 69 mila nanogrammi/chilo di Pcb. Il limite ritenuto pericoloso? 1000 nanogrammi.
Il risultato più preoccupante rilevato dal campione riguarda le diossine: sempre nella terra sottostante all'azienda, infatti, sono state riscontrati 325 mila nanogrammi/chilo; il limite è 10 nanogrammi.
A Seveso, la più alta concentrazione di diossine rilevata si attestava sui 48 mila e 890 nanogrammi.


MAXIBLOG. Dall'archivio di quiBrescia.it, leggi qui uno "Speciale Caffaro" che comprende le notizie più importanti dal 2001 all'aprile 2004.

LE ULTIME PAROLE FAMOSE. Dall'archivio di quiBrescia.it, leggi qui una selezione delle dichiarazioni rilasciate a caldo, nel 2001, da politici, tecnici, ambientalisti, professori e sindacalisti sulla vicenda Caffaro.




Commenti (8)
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1. 11-06-2007 12:58
 
La ringraziamo per l'osservazione, ma i dati che abbbiamo pubblicato ci risultano corretti. Ci segnali pure eventuali errori.
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Amministratore
2. 11-06-2007 11:24
 
Gradirei che vi fosse maggior chiarezza nelle unità di misura. 
Mi pare si sia fatta confusione tra microgrammi e nanogrammi comporta (il rapporto è di 1 a 1000)e il che comporta una notevole difficolta nella conprensione del contenuto dell'articolo. 
 
saluti
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tarzan
3. 10-06-2007 23:34
 
mi piacerebbe sapere chi sono questi organismi scientifici che fissano soglie non legali. Gli organismi scientifici (Ist. Negri - Università di Medicina) hanno già verificato che a Seveso i tumori sono inferiori rispetto al resto del Paese. Confondere i salumieri con gli speculatori edilizi è molto pericoloso, e a Brescia abbiamo già visto
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Zucchelli
4. 10-06-2007 22:39
 
La solita republica delle banane le soglie limite ammesse sono fissate non dal dopolavoro delle poste, ma da organismi scientifici internazionali che hanno come obbiettivo la tutela della salute pubblica e non il mercato edilizio bresciano, ma in questo paese ( non in quelli seri) anche il salumiere è autorizzato a divulgare le sue teorie scientifiche a chi servirà mai tuttociò, forse a tutelare chi da sempre sapeva e non è mai intervenuto o non ha mai denunciato la situazione?
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schmidl60
5. 10-06-2007 19:35
 
I dubbi di Zucchelli non sono poi tanto campati ina aria.Se la cosa verrà confermata istituzionalmente, sarà opportuno che,visto come vanno le cose in tutta la penisola,tutta la zona venga sottratta alla speculazione finanziaria,per una cinquantina d'anni; in maniera da toglier paglia dalla zona del fuoco.
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cerritelli
6. 10-06-2007 12:38
 
non si tratta ancora di limiti stabiliti dalla Legge: sono limiti decisi da alcuni gruppi, scegliendo le sostanze da considerare proibite, tutt'ora senza riferimenti ad obiettive ricerche mediche. Per questo temo tanto che tutto si risolva in un danno economico (= non poter vendere che a basso prezzo) per chi ha propiretà in una zona già disturbata sicuramente almeno dalle puzze e dai rumori.
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Zucchelli
7. 10-06-2007 12:02
 
Io mi preoccupo lo stesso, visto che i dati rilevati sono enormemente superiori ai limiti consentiti dalla legge, anche se non c'è correlazione con le malattie perché probabilmente questo dato non è mai stato analizzato da chi di dovere. 
Mi chiedo chi comprerebbe terreni avvelenati. Ma abbiamo visto succedere di tutto con il comparto Milano.
Registrato
 
Roberto
8. 10-06-2007 11:43
 
mancano i dati scientifici di pericolosità. Tanti numeri che spaventano, ma non un riferimento alle correlazioni con le malattie. A Seveso, l'istituto Negri dell'Università di medicina milanese, ha verificato che i tumori sono inferiori alla media nazionale. Si sa, almeno, se ratti e piccioni, che possono andare dove vogliono, fuggono dalle zone cosiddette contaminate, o se ne trovano più cadaveri? Non vorrei che l'allarmismo servisse per far svendere i terreni e costruirvi un altro mega centro commerciale...!
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Zucchelli

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