(red.) Zone, nel bresciano, potrebbe diventare un modello nazionale nell’integrazione dei migranti. Almeno questo è quanto auspica il sindaco Marco Zatti che vorrebbe affrontare il discorso con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Tutto questo deriva dalla nuova situazione di tensione che si è vissuta martedì 10 luglio all’interno dell’ostello Trentapassi e dove si trovano una ventina di richiedenti asilo. Il primo episodio che aveva fatto balzare il paese agli onori della cronaca era stato nel momento in cui gli ospiti, su richiesta, si erano però rifiutati di pulire alcuni sentieri intorno alle Piramidi.

Tanto che in seguito il primo cittadino aveva chiesto e ottenuto un incontro con il prefetto di Brescia Annunziato Vardé per chiedere un ricambio dei migranti con altri più collaborativi. Questo era stato annunciato, ma ha riguardato solo due che si erano visti scadere il diritto all’accoglienza. Gli altri, infatti, si erano rivoltati tanto da far intervenire le forze dell’ordine. Esattamente quanto successo anche martedì quando si è verificata una nuova protesta tra quanti non erano intenzionati a lasciare Zone. Quindi, sono arrivati i carabinieri e il sindaco Marco Zatti, ma per fortuna non c’è stata alcuna violenza.

Lo stesso primo cittadino sa che per legge i migranti non possono lavorare, se non come volontari. Ed è per questo che verrà proposto un modello al ministro Salvini. “Non accetto che i profughi siano abbandonati per strada, perseguitati o sfruttati. Ma devono collaborare per realizzare un’integrazione costruttiva e reciprocamente rispettosa. Non è accettabile che ragazzoni tra i 18 e i 25 anni si rifiutino di aiutare saltuariamente con piccoli lavoretti” dice il sindaco che chiederà al vicepremier anche di valutare di inserire tra i criteri dell’accoglienza anche la volontà di collaborare.

Comments

comments