Foto dal Giornale di Brescia

(red.) Brescia piange due volte per altrettanti personaggi che, seppur in modo diverso, hanno contraddistinto il passato del territorio. Da una parte per la dimensione politica e dall’altra per quella della cronaca. Si parla di Giovanni Prandini e di Giuseppe Soffiantini che sono morti tra domenica 11 e lunedì 12 marzo chiudendo due diverse stagioni. Prandini, in particolare, per la politica legata alla Democrazia Cristiana. Soffiantini, invece, ricordato per quei 237 giorni – dal 17 giugno 1997 al 9 febbraio 1998 – in cui rimase sotto sequestro per opera di Giovanni Farina e Attilio Cubeddu, che poi lasciarono libero l’imprenditore tessile di Manerbio dopo aver incassato il riscatto di 5 miliardi di lire.

Prandini, ex parlamentare, ministro e dirigente della Democrazia Cristiana, è deceduto a 78 anni nella sua casa di Lonato del Garda, dove abitava da molti anni, nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 marzo e a causa del complicarsi delle condizioni di salute che da qualche settimana erano peggiorate. Lascia la moglie Adele e i figli Ettore, presidente della Coldiretti di Brescia e in Lombardia e Giovanna a capo di Pro Brixia, azienda speciale della Camera di Commercio di Brescia. La camera ardente di Prandini è stata allestita nella casa di via Fenil Vecchio a Lonato, in località Madonna della Scoperta, mentre il funerale sarà celebrato mercoledì 14 marzo alle 15,30 nella basilica di San Giovanni Battista in paese.

Per quanto riguarda Soffiantini, la sua vicenda è stata nota per il rapimento e sequestro della fine degli anni ’90. Prima portato via con forza dalla sua abitazione di Manerbio il 17 giugno del 1997, poi la consegna ai due banditi che lo tennero segregato tra giugno e luglio in montagna a Calvana, tra Grosseto e Siena. Nell’ottobre di quell’anno l’ispettore Samuele Donatoni morì a Riofreddo, tra Roma e l’Aquila, durante un tentativo di liberare l’imprenditore. Poi nel gennaio del 1998 i due rapitori inviarono al giornalista Enrico Mentana, allora direttore del Tg5, una busta con all’interno un lembo di un orecchio del bresciano.

Infine, dopo la consegna del riscatto, Soffiantini venne trovato e liberato a Impruneta, vicino a Firenze nel febbraio di quell’anno. L’imprenditore di Manerbio è morto nella giornata di lunedì 12 marzo a 83 anni alla Poliambulanza di Brescia dove si era fatto ricoverare per alcuni problemi cardiaci. Dopo aver perso la moglie Adele, Soffiantini lascia i tre figli. La camera ardente è allestita nello stesso ospedale e martedì 13 marzo alle 17 sarà celebrata una veglia. Il funerale sarà mercoledì 14 partendo alle 10,20 verso la chiesa di San Lorenzo a Manerbio dove alle 11 ci sarà la messa.

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3 Commenti

  1. Brescia dovrebbe piangere, ma forse è meglio rileggersi in rete, dall’archivio di Repubblica.it, un articolo del 5/11/1994 su Giovanni Prandini, detto Gianni. Una sintesi puntuale e dettagliata, soprattutto, di cosa fu la Prima Repubblica. Ma anche del perchè in quegli anni andò in orbita il debito pubblico italiano, cioè la palla al piede che ci impedisce oggi di avere potere contrattuale in Europa, di far quadrare i conti dello Stato e anche solo di pensare a parole come crescita o sviluppo. Dovevamo pensarci prima, anzichè ridurci alla Terza Repubblica della protesta, del disagio sociale, della crisi economica permanente…