(red.) Per quasi tutta la giornata di lunedì 5 marzo, cinque ragazzi, tutti dai 18 ai 19 anni, sono stati sentiti in procura a Brescia. Il motivo? Sarebbero loro, come hanno anche confessato, gli autori dei raid esplosivi alle casette di via Gatti a Brescia e al campo nomadi di Rezzato, i cui episodi si erano verificati il 10 febbraio. Assistiti dai loro avvocati e davanti al procuratore aggiunto Carlo Nocerino che conduce l’inchiesta sui due casi, i giovani – uno appena iscritto all’università e gli altri nell’anno della maturità – hanno confermato tutto.

Ma non sarebbero stati spinti da alcun motivo politico o di organizzazione, bensì avrebbero fatto esplodere un paio di colpi che erano rimasti nelle loro mani dopo Capodanno. A certificare che i cinque non centrassero nulla con possibili movimenti politici o di altro genere sono stati anche gli stessi profili social degli interessati che non hanno mostrato nulla di sospetto.

Per tutti l’accusa è di getto pericoloso di cose, danneggiamento e violazione di domicilio. Gli interrogati e tutti indagati erano emersi nella loro posizione grazie alle telecamere che avevano immortalato la targa di un’auto in fuga dopo uno di quei due episodi. Al contrario, non sono ritenuti responsabili dell’attacco incendiario alla sede del centro sociale Magazzino 47 e del campo rom di via Orzinuovi, sempre a Brescia. Tutti e cinque si sono detti disposti a risarcire i danni, anche compiendo lavori socialmente utili.

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