(red.) Esiste una correlazione tra cibo e cancro? Purtroppo sì. Ormai sono molteplici gli studi mondiali, anche i più recenti, che evidenziano tre punti fermi in materia. “L’alimento più pericoloso è lo zucchero bianco”. Il secondo “gli insaccati, soprattutto il prosciutto cotto”. Il terzo “le carni rosse”. Ed a seguire il resto, “viene a seguire”. È quanto evidenziato su un giornale nazionale da Franco Berrino, epidemiologo, dal 1975 allo IEO di Milano ed autore di studi internazionali di grandissima rilevanza sulla prevenzione del cancro attraverso il cibo.

Dunque, cosa dobbiamo mangiare davvero oggi, se vogliamo un’alimentazione sana? “Nulla di morto. E dunque cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Variando moltissimo tra questi, perché ogni alimento ha la sua specificità nutritiva”, ha rilevato Berrino, che ha suggerito un’altra prassi preventiva: il digiuno. “Che si può praticare in varie modalità. Per 16-18 ore, cioè saltando la cena. Per 24 ore. Per 36. O per 2/3 giorni non consecutivi alla settimana. Il cosiddetto digiuno intermittente”. Insomma, ancora una volta, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la prova che al di là dei fattori genetici, una dieta sana ed equilibrata a breve e soprattutto a lungo termine può portare effetti benefici per la nostra salute e ridurre notevolmente il rischio di malattie anche gravi.

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  1. e sto Franco Berrino e tantissimi come lui, i famosi (CAMICIONI BIANCHI) cos’e’ che hanno “scoperto” in piu’ oltre quello che da 20 anni il mitico DOTT. PIERO MOZZI sta dicendo in tutti i modi e in tutte le lingue????
    La differenza e’ che il povero Dott. Mozzi in tutti questi anni, da molti “espertoni”, e’ stato perseguitato in mille e mille maniere nel tentativo di azzittirlo.
    E’ incredibile e sconcertante che la medicina moderna, con milioni di euro in investimenti e milioni di cavie umane, piano piano sta e DEVE AMMETTERE che il buon Piero e’ da un ventennio che sta dicendo che UNA delle principali cause di patologie serie e serissime e’ da ricercarsi in quel che si mangia.