(red.) Nella giornata di mercoledì 28 febbraio, dal carcere di Canton Mombello a Brescia, l’ex sindaco di Malonno Stefano Gelmi, tra gli arrestati e ritenuto il “regista” di appalti pubblici dati ad amici – quindi turbativa d’asta e corruzione – ha risposto per un’ora alle domande formulate dal giudice delle indagini preliminari Cesare Bonamartini. Al termine dell’interrogatorio il legale dell’ex primo cittadino ha rivelato che il proprio assistito ha chiarito la sua posizione. E nel frattempo lo stesso avvocato chiederà una misura alternativa e meno afflittiva rispetto al carcere nel quale Gelmi si trova detenuto.

In ogni caso per aspettare una decisione d’intesa con il pubblico ministero e il giudice si dovrà aspettare almeno dopo lunedì 5 marzo. Con l’ex sindaco di Malonno sono altri quattordici gli indagati per quello che l’accusa definisce un sistema. Le ordinanze di custodia cautelare sono scattate per nove di loro tra imprenditori e funzionari della Centrale Unica di Committenza, mentre per altri cinque solo l’obbligo di firma. Ma la vicenda sta provocando un dibattito e anche un coro di critiche a livello della Valcamonica. Su tutti, a Ceto, dove il sindaco Marina Lanzetti ha voluto affrontare il caso in Consiglio comunale.

Durante la seduta ha detto di non essere indagata per turbativa d’asta e il fatto che le opere pubbliche in paese non sarebbero affidate tramite la Centrale Unica di Committenza, ma attraverso la Provincia di Brescia. Il suo intervento segue il fatto che la vicenda di Malonno sia stata accostata a quella di Ceto dove la Guardia di Finanza ha condotto una serie di verifiche in municipio su come siano stati affidati certi appalti. E in questo panorama interviene anche il sindaco di Edolo Luca Masneri, a capo dell’Unione dei Comuni delle Alpi Orobie, che chiede chiarezza e di evitare la “caccia alle streghe” tra i sindaci.

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