(red.) Egregio Direttore,
con la candidatura del leghista Attilio Fontana e la rottura consumata da Roberto Maroni, si è aperta la concreta possibilità d’una vittoria di Giorgio Gori. Davvero incomprensibile ed irragionevole l’errore di “Liberi ed Uguali” che, pur avendo aperto un confronto programmatico e ottenuta la piena disponibilità delle Primarie per il Centro Sinistra, ha scelto in Lombardia la rottura. Diversamente da quanto peraltro ha fatto in Lazio. Che fa e farà anche in molti Comuni.

E’ dunque il PD lombardo che ha sostenuto e sostiene con coerenza la bandiera del Centro Sinistra, contro Lega e Forza Italia. Mentre LeU l’ha in questo caso abbandonata.
E’ il Centro Sinistra di Giorgio Gori, già sperimentato da sindaco di Bergamo, oltre che da lui proposto da candidato in Regione. E’ il Centro Sinistra di Emilio Del Bono a Brescia, dove è in campo anche l’idea politica d’un PD plurale, perno d’una più ampia coalizione riformista di Centro Sinistra e Civica. Dove sinistra laica riformista, cattolicesimo democratico popolare, ambientalismo e la rete dei diritti civili rappresentano storie politiche ed esperienze amministrative autentiche, partecipate e praticate nel sociale, in molti comuni, nel mondo del lavoro e del sindacato, nell’associazionismo.

Ed è l’esperienza bresciana d’un PD unitario e plurale, anche nelle sue culture politiche, che mi porta personalmente a sostenere, anche nelle preferenze da esprimere per la Regione Lombardia, due significative candidature come quelle di Miriam Cominelli e di Gianni Girelli.
Incoraggiato, in questa scelta, anche dall’ultima iniziativa all’Eliseo di Walter Veltroni con il presidente Paolo Gentiloni. Da un Veltroni che, superando persino se stesso, ha fissato una linea chiara che – mio modo di vedere – merita di essere condivisa senza subordinate: “Berlusconi è l’avversario, senza maggioranza si torni al voto”.

“Dopo il voto – sostiene Veltroni – se non ci sarà una maggioranza chiara, servirà fare una legge elettorale con un premio di maggioranza, e tornare alle urne. Cito me e Renzi: serve sapere chi vince le elezioni la sera del voto”. E poi, da convinto europeista, Veltroni rilancia la battaglia per la Ue, ma avverte: “Forse è giusto che l’Unione europea, invece di preoccuparsi dell’Italia, si preoccupi di quanto viene detto dal governo ungherese o in Polonia. O su quelle vicende vergognose come Embraco, con gli slovacchi che vanno a lavorare senza diritti”.

Finalmente, dopo le posizioni assunte da Prodi e da Napolitano, anche Veltroni sostiene un qualcosa di chiaro che possa anche aiutare Renzi ed il PD nelle più difficili scelte.
Si tratta infatti di rifuggire dal chiacchiericcio generico e scontato contro i populisti e gli estremisti (ci mancherebbe!). Senza peraltro dover immaginare “pasticci” – sostiene sempre Veltroni – con il “nuovo Berlusconi”. Dimenticando magari che il populismo più insidioso e devastante della recente storia politica del nostro Paese è stato ed è proprio il berlusconismo stesso.

Il compito del PD – se non ci saranno maggioranze certe – sarà quello di lavorare per un sistema elettorale maggioritario di coalizione. Mi auguro, personalmente, analogo a quello che dal ’93 vige e funziona bene per i Comuni. O, detto altrimenti: un sistema proporzionale con premio di coalizione, come è quello con cui si vota in Lombardia e nelle altre Regioni. E, come PD, porsi a perno fondamentale della ricostruzione di un’alternativa basata su un ampio e nuovo Centro Sinistra.

Claudio Bragaglio
(PD Brescia)

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2 Commenti

  1. Claudio Bragaglio è tutt’altro che uno sciocco o uno sprovveduto e credo sia animato da una sincera ed onesta passione. Sarebbe stato miglior amministratore di Corsini o Del Bono, ma la storia ha deciso altrimenti. Indipendentemente dai risultati del voto, tuttavia questo suo recente endorsement pre-elettorale per Gori, Cominelli e Girelli, vere nullità politiche, mi induce a consigliarli il ritiro dalla scena. Potrà essere più utile altrove.

    Andrea Breda

  2. Bragaglio non è stato proprio buon profeta. Malgrado l’evocato sistema proprozionale con il quale si è votato in Lombardia, l’ampia coalizione di centrosinistra a trazione piddina e capitanata da Gori è stata massacrata il 4 marzo dal centrodestra a guida leghista, con distacco a dir poco abissale E, come se non bastasse, l’opposizione andrà condivisa quasi alla pari con i pentastellati. Della serie: ci piacerebbe sapere da Bragaglio se dopo questa Caporetto su più fronti basterà sostituire il Cadorna-Renzi magari con un Diaz-Gentiloni. Azzardiamo qualcosa nella nebbia più fitta per i progressisti dal dopoguerra ad oggi.