(red.) E’ una sorta di allarme quello che il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini ha lanciato venerdì 23 febbraio durante un incontro dell’Osservatorio del territorio dell’università Cattolica. In pratica, 100 mila studenti che otterranno la laurea nel bresciano non avranno le competenze che, invece, il lavoro richiede. Ne dà notizia il Giornale di Brescia. Bisogna comunque sottolineare che i dati AlmaLaurea segnalano come chi ottiene il titolo di studio nel bresciano consideri efficace ciò che ha imparato per il mondo del lavoro. Meglio anche del resto della Lombardia e d’Italia.

Non a caso, a un anno di distanza dal conseguimento della laurea nel bresciano, oltre l’88% lo ritiene utile rispetto all’84% regionale o 82% nazionale. Una percentuale che sale dopo cinque anni anche dal punto di vista della ricerca del lavoro e dello stipendio. Soprattutto nel campo dell’ingegneria, politico sociale, economia e statistica e linguistico. Ma di fronte a questa situazione, Pasini è perentorio sulla base dei dati raccolti dalle università locali e ufficio scolastico territoriale: nei successivi cinque anni, su 272 mila ragazzi che termineranno gli studi, solo 167 mila avranno le competenze richieste dal lavoro.

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