(red.) Quanto è accaduto al centro sociale Magazzino 47 di via Industriale a Brescia, nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 febbraio, ha avuto echi anche internazionali, tanto che anche la stampa estera ha dato spazio all’incendio doloso. Infatti, secondo i carabinieri e la Digos che indagano sull’episodio, non c’è dubbio sul fatto che sia stato un gesto volontario, considerando che all’interno della sede sono state trovate tracce di benzina. E il custode ha evitato guai peggiori nel momento in cui si è accorto delle fiamme divampate intorno alle 3 e allertando subito i vigili del fuoco. La dinamica ha portato ad accertare che gli ignoti entrati in azione hanno prima forzato una finestra, poi impilato dei libri al centro della biblioteca e quindi dato fuoco prima di scappare.

I danni sono rimasti contenuti, mentre per il centro sociale, rappresentato da uno dei leader come Michele Borra, in una conferenza stampa organizzata nelle ore successive, gli autori sarebbero i movimenti fascisti e razzisti. In ogni caso, la procura di Brescia tramite il magistrato aggiunto Carlo Nocerino ha aperto un’inchiesta per incendio doloso, mentre le forze dell’ordine stanno acquisendo impronte, immagini e ogni riferimento che possano ricondurre agli autori del raid. Si indaga soprattutto negli ambienti dell’estrema destra bresciana. Tuttavia, alcuni di questi movimenti, come Forza Nuova, “Brescia Identitaria” e “Italia agli Italiani” si sono smarcati dall’attacco e levandosi ogni responsabilità. La stessa “Brescia Identitaria” nella notte aveva affisso uno striscione alla galleria Tito Speri, in città, come solidarietà per Massimo Ursino di Forza Nuova aggredito a Palermo. Ma hanno smentito qualsiasi collegamento con il raid al Magazzino 47.

Nel frattempo la stessa Forza Nuova ha annullato il gazebo che era previsto nella zona del Carmine sabato 24 febbraio e dopo che i movimenti antifascisti avevano proposto una contromanifestazione per bloccare il partito. Nel corso della serata di venerdì, controllati a distanza da alcune Volanti della Polizia, gli attivisti del centro sociale colpito dall’attacco incendiario hanno manifestato senza creare problemi partendo proprio dalla sede fino al centro storico e si sono dati appuntamento per sabato mattina alle 8 davanti alla chiesa di San Faustino. Di certo, la situazione bresciana è molto calda e carica di tensione a livello politico. Sono quattro gli episodi nell’arco di pochi giorni e che farebbero riferimento alla violenza di matrice politica.

Si va dalle bombe carta lanciate contro le casette occupate di via Gatti alle auto incendiate nel campo sinti di via Orzinuovi, oltre al campo nomadi di Rezzato e infine questo al Magazzino 47. Anche se i movimenti dell’estrema destra bresciana si sono smarcati da questi episodi. Nel frattempo il prefetto di Brescia Annunziato Vardé ha radunato con urgenza le forze dell’ordine nel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Alla fine si è rivolto ai partiti chiedendo che si resti nella “tradizione democratica e civile” e di “abbassare i toni”.

“Chiedo a tutti di fare un passo indietro – ha detto – questo episodio fa parte di una tensione nazionale che non riguarda Brescia, serve maturità e senso di responsabilità, di fronte a un gesto di pochi sconsiderati che non deve essere sottovalutato e nemmeno sopravvalutato”. Di certo, aumenteranno i controlli delle forze dell’ordine sugli obiettivi sensibili e si chiede al centro sociale colpito dall’attacco di collaborare alle indagini in corso. E dopo quanto accaduto si sono moltiplicate le reazioni contro l’episodio e di sostegno all’associazione colpita. Il sindaco Emilio Del Bono ha parlato di “un gesto inaccettabile, che condanno con fermezza”. Altri messaggi sono arrivati dal Partito Democratico bresciano, Rifondazione Comunista, Anpi, Rete Antifascista e fino alla Camera del Lavoro.

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