(red.) Nel 2017 la gran parte delle PMI bresciane vocate all’export ha aumentato la quota relativa dei propri fatturati legati alle esportazioni, nel 20% dei casi in misura superiore al 10% rispetto al 2016. Le previsioni per il 2018 pregustano un’ulteriore crescita, nel mercato comunitario ma non solo. A registrarlo è il «Focus estero – Analisi semestrale dei dati sullo sviluppo internazionale delle imprese associate» realizzato dal Centro Studi Apindustria Brescia.

Cento le imprese coinvolte nell’indagine che fanno parte di un campione rappresentativo della realtà associativa, composto prevalentemente da aziende con numero di dipendenti tra 10 e 49 e fatturato inferiore ai due milioni di euro. Le esportazioni, anche nel 2017, si sono confermate come una strada in parte obbligata ma che, soprattutto, consente opportunità di crescita importanti per la vita aziendale. «Le macro aree per le quali sono disponibili un maggior numero di risposte (Unione Europea, Stati Uniti e altri Paesi europei non appartenenti all’Unione) – si legge nel rapporto – sembrano confermare che l’approccio ai mercati esteri è una via di sviluppo che consente margini spesso importanti. Il fatturato è cresciuto nella comunità europea per il 50% dei rispondenti, il 21% dei quali presenta un incremento superiore al 10%); similmente negli altri Paesi europei non EU, in cui l’incremento del fatturato è condiviso dal 50% dei rispondenti. Utile in crescita negli Stati Uniti per il 30% dei rispondenti». Per quanto riguarda gli sbocchi, trova conferma quanto rilevato nelle precedenti indagini, cioè che lo sviluppo delle imprese di piccole e medie dimensioni nei mercati extra domestici si sviluppa con la logica della prossimità: i contesti limitrofi rappresentano e continuano a rappresentare la scelta primaria da parte delle imprese. La formula esportativa prevalentemente utilizzata è rappresentata in gran misura dall’esportazione diretta, anche con uffici di rappresentanza, fruita dal 72% delle aziende.

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