(red.) E’ densa di eventi di cronaca e situazioni che stanno preoccupando, la parte ambientale della provincia di Brescia. Dalla bassa alla Franciacorta e fino in Valtrompia ci si trova di fronte ad alcuni casi da affrontare e di cui rende noto la stampa locale. A Vighizzolo di Montichiari, per esempio, è venuta alla luce un’area abusiva di stoccaggio dei rifiuti e tra i quali c’è anche amianto. La zona è quella tra le discariche Gedit e Systema e la segnalazione arriva dai social network, parlando di cumuli che aumentano sempre di più e soprattutto di scarti di lavorazioni edili. Sarà difficile capire chi ha stoccato sul posto quei rifiuti, visto che non sono presenti telecamere di sorveglianza.

Nel frattempo le autorità competenti valuteranno l’indice di pericolosità, mentre dal tipo di materiale abbandonato si potrebbero avere più informazioni. E nel caso non si trovasse il colpevole, dovrà essere il Comune a mettere mano al portafogli per la bonifica. Spostandosi di qualche chilometro, a Castenedolo, si è scoperta una sostanza bianca lungo la Seriola e si immagina che possa trattarsi di uno scarico industriale o artigianale illecito. Il fenomeno di inquinamento si è presentato nel fine settimana tra sabato 17 e domenica 18 febbraio e sono stati i residenti a segnalarlo.

Spostandosi dall’altra parte della provincia, invece, il problema riguarda le conseguenze sul Consorzio Franciacorta e il settore enologico e vitivinicolo che fanno parte del piano d’area regionale. I produttori del vino Docg italiano, infatti, si dicono preoccupati nelle osservazioni a un progetto di realizzare un impianto per il trattamento di rifiuti tra Cazzago San Martino e Rovato. E proprio martedì 20 febbraio ci sarà una conferenza dei servizi in cui il Consorzio e Legambiente motiveranno la propria contrarietà all’opera. Il progetto è previsto nella zona di Bertola-Bonfadina, dove si trova l’area di escavazione a contatto con la Macogna. Si muoveranno 180 mila tonnellate all’anno, di cui 750 tonnellate al giorno e su una disposizione di 3.273 metri quadrati impiegando scarti edili, terre, rocce e asfalti.

In ogni caso i Comuni non hanno presentato alcun ricorso per chiedere che venga fatta la valutazione d’impatto ambientale, quindi il percorso per le autorizzazioni prosegue senza problemi. E la conferenza dei servizi darà un esito decisivo. Tuttavia, Legambiente e le minoranze politiche di Cazzago San Martino e Rovato, oltre al Consorzio Franciacorta, si dicono contrari. Il Piano regionale territoriale d’area risale al 2017 disponendo che le cave e zone degradate dismesse vengano riqualificate in aree ambientali per l’uomo. E un nuovo impianto di rifiuti, secondo chi lo contesta, non sarebbe compatibile con le prescrizioni. Sul tema interviene anche Legambiente che parla di “effetto cumulativo incontrollato e incontrollabile sui fattori di stress ambientale che già soffocano la Franciacorta”. Quindi, chiede alla Provincia di rifiutare il progetto, oppure d’imporre la valutazione ambientale. Tutto questo, tenendo conto che le abitazioni più vicini sarebbero a poco più di 500 metri e varie produzioni agricole entro i 400 metri.

In più, in una zona dove impianti del genere sono aumentati e altri arriveranno. Per esempio, in una cava c’è un impianto per inerti, in un’altra con betonaggio e conglomerato, poi altre autorizzazioni per 60 mila tonnellate l’anno e ancora per 85 mila tonnellate. Un’altra richiesta a Berlingo, oppure un’azienda che opera tra metalli e bagni chimici. Legambiente sottolinea anche come nella zona dell’ex Stefana di Ospitaletto, quindi non lontano, siano state trovate tracce di piombo e zinco nell’aria, mentre tra il 2000 e il 2013 la morte per malattie respiratorie tra Ospitaletto, Castegnato, Passirano, Paderno e Cazzago San Martino è più alta della media. Infine, risalendo la valle, a Concesio il Comune ha accolto la richiesta dei residenti della zona di Campagnola per la presenza di odori molesti, anche ammoniaca, che da tempo si respirano intorno all’ora di pranzo e dopo le 17. L’amministrazione ha deciso di inviare all’Ats e all’Arpa le schede di rilevazioni che si sono autoprodotte i cittadini, ma sarà svolta anche un’indagine sulle stesse aziende della zona e chiedendo documenti sullo stato ambientale delle lavorazioni.

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