(red.) Nella notte di giovedì 8 febbraio alcuni attivisti del centro sociale Magazzino 47 di Brescia hanno inscenato una forma di protesta davanti all’azienda Breda (Leonardo-Finmeccanica) in città. E’ stato posto uno striscione e lanciata a terra della vernice rossa con cui il movimento ha voluto attaccare l’impresa per la vendita di armi. “Dallo scorso 20 gennaio l’esercito turco bombarda, con aerei da guerra e armi d’artiglieria, le popolazioni del nord della Siria nell’ambito di una vera e propria aggressione che, ipocritamente e provocatoriamente, è stata denominata da Ankara ‘Ramo d’ulivo'” scrive Magazzino 47 su Facebook.

“Buona parte degli armamenti che la Turchia sta utilizzando per massacrare la popolazione civile sono prodotti in Italia dal gruppo Leonardo (ex Finmeccanica), azienda a partecipazione statale il cui maggior azionista è il ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta in particolare degli elicotteri d’attacco T129. L’Italia è un importante partner commerciale per la Turchia governata dal regime islamista di Erdogan e del suo partito Akp. Soprattutto per quanto riguarda l’export di armi da guerra: solo nel 2016 il nostro Governo ha fornito armi all’esercito turco per una commessa di 133,4 milioni di euro. In generale, il mercato mediorientale è il più redditizio per l’esportazione di armi italiane per un totale di 8,8 miliardi di euro nel 2016.

Una parte di queste armi – prosegue il movimento – sono prodotte a Brescia, dalla storica fabbrica Breda. Per questo abbiamo voluto segnalare, con un’azione dimostrativa, che la Breda (dunque il gruppo Leonardo, dunque il Governo italiano) è complice del massacro di civili in corso e della sporca guerra che la Turchia sta conducendo contro i popoli della Siria del Nord (come in passato lo è stata di molte, troppe, altre guerre). Lo abbiamo fatto appendendo uno striscione e spargendo della vernice rossa all’ingresso dello stabilimento, a rappresentare il sangue di cui il gruppo Leonardo si sta macchiando. Le armi da guerra che la Breda esporta all’esercito turco e agli eserciti oppressori di tutto il mondo sono una vergogna per la nostra città”. Sull’atto indaga la Digos di Brescia.

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