(red.) Nelle ore precedenti a giovedì 8 febbraio gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Brescia hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal giudice Luca Tringali e su richiesta del pubblico ministero Ambrogio Cassiani verso due albanesi ritenuti componenti di un’organizzazione nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. In particolare, di diverse ragazze rumene che erano state costrette a praticare l’attività su alcune strade cittadine.

Dell’inchiesta fanno parte anche quattro albanesi e due italiani, tutti indagati. L’attività investigativa era stata condotta dalla Squadra Mobile attraverso intercettazioni e appostamenti, scoprendo che il sodalizio, anche usando minacce, controllava la prostituzione sulla strada da Sant’Eufemia verso Rezzato. Dove erano attive una decina di ragazze rumene. Uno degli indagati, tra l’altro, si era poi spostato in Germania, a Trier, dove aveva aperto un’attività illecita simile in un club privato.

Ma attraverso due connazionali – sono gli altri indagati a piede libero – gestiva il giro bresciano ricevendo i ricavi tramite money transfer. In seguito l’uomo rifugiato in Germania era stato espulso ed è tornato in Italia. Come erano coinvolti i due italiani finiti nei guai? Uno gestiva un centro massaggi a Brescia e dove faceva prostituire due donne albanesi del gruppo, mentre l’altro trasportava le ragazze ai lati delle strade per le attività di meretrici.

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