(red.) I due veterinari dell’Ats di Lonato Roberto Silini e Chiara Giachini e i tre ex dipendenti Cinzia Vitiello, Antonio Tabarelli e Antonio Tortelli sono stati assolti “perche il fatto non sussiste” mercoledì 7 febbraio dal giudice del tribunale di Brescia Giovanni Pagliuca nel processo “Green Hill bis”. I primi, che erano responsabili dei controlli all’allevamento di cani beagle di Montichiari, nel bresciano, erano accusati di maltrattamenti, animalicidio, omessa denuncia e falso ideologico, tanto che per loro il pubblico ministero Ambrogio Cassiani aveva chiesto condanne a 2 anni di reclusione. Falsa testimonianza, invece, il capo di imputazione per i tre ex addetti con richiesta di pena di dieci mesi. E dopo il pronunciamento della sentenza, le associazioni animaliste che erano tra le parti civili, come la Lav e Legambiente (con Enpa) hanno protestato.

Soprattutto visti i tre giudizi, fino alla Cassazione, con cui erano stati condannati nell’ottobre del 2017 i vertici dell’allevamento, riconoscendo quindi le pratiche illegali che venivano svolte. “Attendiamo di conoscere le motivazioni, in ogni caso si tratta di una pronuncia sulla quale pesa come un macigno la triplice sentenza di condanna emessa contro i vertici di Green Hill dalla Corte di Cassazione. Proprio la Corte di Cassazione – scrive la Lav sul proprio sito internet – ha messo il sigillo giudiziario della certezza sui maltrattamenti e sulle uccisioni ingiustificate all’interno dell’allevamento di beagle, dunque è legittimo chiedersi come sia possibile che i controlli da parte dei veterinari Asl, veterinari pubblici, non abbiano impedito i reati poi accertati in sede giudiziaria ed evitato sofferenze e morte ai beagle.

I veterinari Asl avevano il compito di controllare, negli anni in cui sono stati accertati i maltrattamenti e le uccisioni di beagle senza necessità: come è possibile che, sotto il loro controllo, siano stati commessi tali reati a danno di animali? Hanno mai controllato i motivi per cui i cani di Green Hill erano uccisi o morivano, ad esempio per l’ingestione di segatura? Abbiamo fiducia nella giustizia e proprio per questo impugneremo la sentenza, e auspichiamo che l’Asl di Brescia avvii una profonda riflessione interna sul come i suoi dirigenti, nell’esercizio delle loro pubbliche funzioni, e dunque pagati dai contribuenti italiani, conducano le ispezioni sul benessere animale, che certamente comprendono anche la verifica che gli animali non siano uccisi o muoiano in violazione della legge, negli allevamenti di loro competenza. Sottolineiamo l’estrema importanza di accurati controlli pubblici in materia di sanità animale, a reale garanzia della tutela degli animali coinvolti in questi ambiti, come impostoci dalle normative europee di riferimento”.

“La sentenza ci lascia perplessi, aspettiamo di poter leggere le motivazioni che hanno portato a questo proscioglimento per esprimere valutazioni più approfondite, auspicando che la procura valuti l’opportunità di proporre appello – scrive Legambiente.- Di certo la nostra battaglia contro il maltrattamento degli animali non si ferma. Continueremo a vigilare e denunciare sia chi continua a perpetrare abusi, sia chi non esercita il suo fondamentale ruolo di controllo, affinché non si ripetano mai più in Italia casi vergognosi come quello di Green Hill. Oggi quei cani che erano destinati alla sperimentazione animale nei centri di ricerca e nelle università italiane ed estere vivono liberi e felici dati in affidamento a tante famiglie che li hanno adottati grazie all’intervento di Legambiente e Lav. Le due associazioni hanno gestito la difficile fase di affido e la successiva adozione, grazie al costante lavoro di decine di volontari, associazioni, ed esperti legali che ancora oggi vogliamo ringraziare”.

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