(red.) Gianmarco Buonanno, il figlio 32enne del capo procuratore di Brescia Tommaso, si è pentito di quanto ha commesso. Lo ha detto lui stesso mercoledì 7 febbraio dal carcere di Bergamo nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice dopo la rapina, con altri due componenti (uno è ancora latitante) a un supermercato di Zogno, nella provincia orobica. Al magistrato ha rivelato che la sera della rapina – portato via un bottino di circa 12 mila euro – lui stava usando uno scacciacani, mentre il resto della banda imbracciava una pistola e una mitraglietta.

Durante l’interrogatorio ha anche spiegato i motivi di quell’azione, cioé il fatto che gli servissero subito dei soldi, pare per rientrare da un debito di gioco, e non gravare sui familiari. E il suo impiego per alcune ore al giorno in un bar di una scuola gli sarebbe stato poco remunerativo. Il 32enne era stato arrestato nella notte di sabato 3 febbraio dopo che si era costituito il giorno dopo la rapina, giovedì.

Ma comunque per lui era scattata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel rispondere alle domande, assistito dall’avvocato Roberto Bruni, sono stati chiesti i domiciliari che però il giudice ha negato. Per questo motivo giovedì 8 febbraio il legale si presenterà al tribunale del Riesame di Brescia per chiedere una misura meno drastica per il proprio assistito.

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