(red.) E’ un drammatico malore, ancora tutto da capire e ricostruire, quello che martedì 6 febbraio ha ucciso la giovane docente Sara Mutti, di 39 anni, nel bresciano. Ne dà notizia il Giornale di Brescia. La donna, con il compagno e il figlio di neanche 2 anni, viveva a Ciliverghe e svolgeva la professione di insegnante di italiano in una prima classe elementare alla “Pedrini e Carloni” di Ponte San Marco, a Calcinato. Tutto è partito lunedì mattina 5 febbraio, intorno alle 9,30, quando la docente stava facendo lezione come ogni giorno.

A un certo punto si è sentita male e sul posto sono state allertate le ambulanze che l’avevano condotta all’ospedale di Desenzano. Ai medici sono bastate poche ore per visitarla e poi dimetterla prescrivendole alcune istruzioni da seguire. Il giorno successivo, martedì mattina, ha telefonato alla scuola per avvisare che non sarebbe andata e che comunque si sentiva meglio, lasciando anche i compiti che chi l’avrebbe sostituita avrebbe dovuto impartire ai bambini della sua classe. Poi nel pomeriggio si era verificato il dramma, con il nuovo malore che aveva colpito la 39enne.

Per lei era scattato di nuovo il trasferimento alla clinica Città di Brescia dove, però, è deceduta. Non è chiaro quale tipo di male l’abbia colpita, ma resta il fatto che il compagno e il figlio piccolo sono costretti ad affrontare la disgrazia. Dall’istituto dove la docente insegnava da tempo – in quest’anno scolastico 2017-18 aveva iniziato con l’italiano agli studenti – si dicono scioccati. La dirigente Stefania Battaglia ha detto di aver incontrato l’ultima volta l’insegnante giovedì 1 febbraio durante una riunione con gli altri docenti e sembrava che non ci fossero problemi. Ma nei giorni successivi la situazione è precipitata nell’arco di poche ore.

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