(red.) Martedì 6 febbraio è stato in tribunale a Brescia, ma per qualche giorno il capo procuratore Tommaso Buonanno non si vedrà in zona perché ha deciso di prendersi qualche giorno di ferie per stare con la famiglia. Al centro della questione, come è immaginabile, c’è l’arresto del figlio Gianmarco, di 32 anni, accusato con altri due – uno ancora latitante – della rapina armata commessa la sera di mercoledì 31 gennaio al supermercato Conad di Zogno, nella bergamasca. “Non voglio di certo sottrarmi a colpe che non ho – ha detto il magistrato in tribunale davanti a microfoni e taccuini – non ho fatto nulla. Siamo in uno stato di diritto e la responsabilità penale è personale. Mio figlio risponderà delle sue colpe”.

E sulla sua presunta incompatibilità il procuratore sottolinea il fatto che della rapina si sta occupando la procura di Bergamo, non Brescia. Durante i pochi minuti di incontro con la stampa assiepata e che lo aspettava, il magistrato ha anche criticato il modo in cui è stata trattata la sua immagine, con la sua foto e nome pubblicati sui giornali, nonostante non abbia alcuna colpa. E critica anche l’idea che nel palazzo di giustizia ci sia stata una riunione informale tra colleghi per valutare la sua posizione. Sull’argomento è intervenuto anche il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso precisando come eventuali decisioni sul ruolo di Buonanno potranno arrivare solo dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Nel frattempo, per quanto riguarda la rapina, mercoledì 7 febbraio è la giornata in cui Gianmarco Buonanno, dal carcere di Bergamo, sarà interrogato dal giudice delle indagini preliminari Laura Garufi per la convalida del fermo. Era stato proprio il giovane a costituirsi il giorno dopo la rapina da 12 mila euro al supermercato e dicendo di essere stato l’ideatore del colpo e di aver anche procurato le armi, di cui una pistola e una mitraglietta. Giustificandosi con il fatto di aver bisogno di denaro. A lui i carabinieri erano arrivati dopo l’arresto, il primo subito dopo la rapina, del 49enne pregiudicato Luigi Mazzocchi, nella casa di Seriate, nella bergamasca. Qui c’erano le armi, una parte dei soldi e i documenti del 32enne. Resta ancora latitante il terzo complice.

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