(red.) Si torna a parlare della Finchimica, lo stabilimento bresciano di Manerbio che produce fertilizzanti e interessato da una forte esplosione il 19 febbraio del 2000. A dare l’allarme quel giorno erano state due donne che viaggiavano sull’autostrada A21 ed erano state colpite dallo spostamento d’aria indotto proprio dal boato. L’occasione per affrontare di nuovo quell’episodio arriva da una sentenza, giunta nei giorni precedenti a lunedì 5 febbraio e di cui scrive il Corriere della Sera, che ha assolto i cinque imputati. A pronunciarla, per la seconda volta dopo il rimando dalla Cassazione, sono stati i giudici della Corte d’Appello.

Quel giorno, di notte, ci fu un’esplosione che aveva colpito una torre e una parte dell’impianto di produzione mandando in aria una colonna di fumo e provocando la fuoriuscita di migliaia di litri di sostanza chimica. Per fortuna non erano stati registrati feriti, mentre la maggior parte delle zone della fabbrica erano rimaste indenni grazie al dispositivo di sicurezza. Tuttavia, Giorgio Ciotti direttore dello stabilimento, Alberto Villanti tecnico del laboratorio di ricerca, Giuseppe Rizzi a capo dell’impianto, Paolo Bortolini (deceduto) progettista del macchinario e Luciano Spera del Consiglio di Amministrazione e attivo tra ambiente e sicurezza, insieme a Guido Ravetta ed Evangelisto Diacomanoli erano stati accusati di disastro colposo.

Quindi, nel 2007 arrivò la sentenza di primo grado con cui Ravetta e Diacomanoli vennero assolti, mentre gli altri cinque vennero condannati. Poi si era andati in Appello con la conferma delle condanne, ma la Cassazione ha accolto l’istanza degli imputati rinviando tutto ancora al secondo grado. Così per tutti – due di loro per non luogo a procedere e prescrizione – sono arrivate le assoluzioni per non aver commesso il fatto. Le motivazioni saranno depositate in due mesi.

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