Uno dei falsi trovato in Italia

(red.) E’ coinvolta anche la provincia di Brescia in una maxi operazione condotta dai carabinieri della Falsificazione e arte contemporanea per la Tutela del patrimonio culturale di Roma. A lavorare alle indagini sono state le procure di Ferrara, proprio Roma, Bologna, Terni, Milano e anche Brescia per un giro di opere d’arte che venivano valutate milioni di euro, ma in realtà dei pezzi fasulli. Nel caso bresciano si è venuti a scoprire questa situazione nel momento in cui gli eredi di un facoltoso collezionista d’arte di Salò hanno fatto valutare alcune opere – due dipinti del moderno Alighiero Boetti – che in realtà sono risultati essere falsi.

Di fatto, lo stesso salodiano era stato truffato da chi gli aveva venduto quelle opere. Nell’ambito dell’inchiesta lanciata proprio da questa situazione, sono stati iscritti nel registro degli indagati sei persone, tra ferraresi e romani, che agivano nel modo truffaldino in tutta Italia. A confermare che si trattano di due pezzi non legati all’artista è stato proprio l’archivio nato sulle opere del Boetti scomparso nel 1994.

Così l’indagine ha prodotto diversi filoni d’inchiesta collegando a vittime delle truffe, intermediari, ma anche chi “imitava” gli artisti tra Boetti, De Pisis, Boccioni, Rosai e Balla. Si è arrivati a scoprire venti opere false cui venivano date un valore di 11 milioni di euro. Sono state scoperte in un magazzino nascosto, in un museo esposte al pubblico e, nel caso delle due bresciane, nella villa del collezionista a Salò. Alcuni componenti della banda truffaldina avevano già agito con altre opere false che erano state trovate in Veneto.

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