(red.) Nella giornata di martedì 30 gennaio la Corte d’Appello di Brescia ha ritenuto inammissibile la richiesta di incidente probatorio presentata dagli avvocati di Olindo Romano e Rosa Bazzi su alcuni reperti. Si fa riferimento alla strage di Erba del 2006 quando vennero uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre di lei Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Mentre il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, rimase gravemente ferito, ma sopravvissuto, fino al decesso avvenuto nel 2014.

I due coniugi Romano condannati all’ergastolo avevano chiesto la verifica di alcuni elementi emersi e mai valutati. Cioé alcuni peli sulla felpa del piccolo Youssef, tracce sotto le unghie delle vittime, un accendino sul pianerottolo della famiglia Castagna, una traccia ematica sul terrazzo della stessa abitazione, tre giacconi di Raffaella Castagna, Valeria Cherubini e Paola Galli, chiavi, due tende nella casa di Frigerio e quella nell’abitazione di Valeria. Puntare, quindi, alla revisione del processo.

Tuttavia, secondo la Corte, le richieste dei legali Fabio Schembri e Luisa Bordeaux sono parse “generiche, meramente esplorative e inidonee a superare il vaglio di ammissibilità richiesto dal codice di procedura penale secondo cui gli stessi elementi in base ai quali si chiede una revisione devono essere tali da dimostrare, se accertati, che il condannato deve essere prosciolto” si legge nella sentenza. I giudici hanno anche aggiunto che gli elementi di prova per le condanne definitive erano arrivati dalle confessioni degli imputati, soprattutto di Mario Frigerio e che quindi la prova dei legali di Olindo e Rosa non avrebbe scardinato quelle già acquisite, non avendo “un’astratta potenzialità distruttiva del giudicato con il quale si deve in qualche modo confrontare”. I legali hanno annunciato che presenteranno l’istanza anche in Cassazione.

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