(red.) Era stata annunciata quasi con toni trionfalistici, forse troppo e anche troppo ottimistici anche negli occhi degli stessi autori. Si parla di nuovo del raccordo autostradale della Valtrompia, nel bresciano, perché lunedì 29 gennaio a Roma non è arrivata l’attesa firma sul contratto tra Anas e l’impresa aggiudicataria Salc. Dopo un’intera giornata di trattative, la sigla non è giunta perché Salc chiede clausole di salvaguardia aspettando il suo ricorso al Consiglio di Stato.

Il Tar, infatti, ha stabilito in 8,7 milioni di euro la cifra giusta come risarcimento – lunedì è stata depositata anche la sentenza di palazzo Spada sui motivi del perché l’azienda ha ragione – per il gruppo a causa dell’aggiornamento dei prezzi delle materie prime nel corso degli anni dell’aggiudicazione dell’opera. Tuttavia, il commissario regionale delegato aveva quantificato in 58 milioni la somma che Anas avrebbe dovuto dare, portando la società autostradale a un ricorso al Tar. Che aveva appunto dato ragione alla stessa Anas, ma portando Salc al Consiglio di Stato.

Insomma, regna il caos di carte bollate perché il gruppo privato che ha vinto l’appalto chiede misure per rendere fattibile economicamente l’operazione e i lavori. Nel frattempo il termine di 30 giorni stabilito dal Tar per la firma del contratto sta arrivando e Anas ha lanciato l’ultima convocazione a Salc per venerdì 2 febbraio. Se in quel giorno arriverà l’attesa firma, si discuteranno in quattro mesi le modifiche previste per iniziare i lavori a luglio. Altrimenti, ci saranno altri scenari, anche perché l’azienda aggiudicataria potrebbe aspettare l’esito del Consiglio di Stato. E si aggiungono i ricorsi del comitato “No autostrada. Sì metrobus” tra Tar e ancora palazzo Spada per la valutazione d’impatto ambientale e opporsi all’esito “irricevibile” di una loro istanza.

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