(red.) Sono arrivati dati interessanti venerdì 26 gennaio da uno studio condotto dall’Agenzia di Tutela della Salute di Brescia (Ats) e presentato da Carmelo Scarcella, Fabrizio Speziani e Michele Magoni. L’analisi voleva valutare gli effetti della presenza di pcb nei residenti della zona Caffaro e non solo rispetto alle patologie croniche. Così si è verificato che più il pcb è alto, tanto è il rischio di ipertensione e dislipidemie. Ad essere sottoposti al test sono stati 1.331 bresciani che abitano tra la zona della Caffaro, a sud e in altre aree all’ombra della Loggia e già coinvolti da indagini nel 2003 e 2013 nell’arco di sette anni.

In ogni caso, si è certificato che la concentrazione di pcb nelle persone testate è in calo grazie al piano sanitario predisposto. Gli stessi residenti coinvolti nell’indagine hanno fornito anche loro informazioni sulle abitudini e lo stato di salute. In sintesi, si è accertato che la presenza più alta degli inquinanti da pcb aumenta fino al 104% i casi di pressione alta e del 163% delle dislipidemie.

In generale, si segnalano anche aumenti, ma non importanti a livello statistico, di cardiopatie, vasculopatie e demenze. Dall’Ats precisano comunque che non è detto che ci sia una causa ed effetto tra pcb e malattie. Gli inquinanti hanno dato anche esito negativo nell’insorgere di patologie endocrine, alla tiroide, diabete e Parkinson. E’ stato anche annunciato che entro maggio saranno svolti gli studi sulle conseguenze tra linfomi e latte materno e i cui risultati saranno presentati in autunno.

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