(red.) Anche per tutta la notte di venerdì 12 e lo sarà nella mattina di sabato 13 gennaio i vigili del fuoco si sono avvicendati al capannone della Sil di Lumezzane, nel bresciano, ridotto in uno scheletro dopo il devastante incendio di giovedì sera. A metà mattina di venerdì si è concluso lo spegnimento dopo sedici ore di lavoro e subito dopo gli operatori antincendio hanno proseguito con lo smassamento delle macerie e la prima bonifica. Partendo dalle cause, sono ancora tutte da valutare e intanto la procura di Brescia ha aperto un’inchiesta. Venerdì sul posto sono infatti arrivati i carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia e del Nucleo Investigativo per avviare le prime indagini.

Hanno avuto la relazione dai vigili del fuoco, ma saranno decisive le testimonianze degli operai che erano impegnati nel turno dalle 14 alle 22. Al momento sembra essere esclusa l’ipotesi dolosa, visto che al momento dello scoppio erano presenti gli addetti, quindi si valuta in una causa accidentale. Oltre alla bonifica, si è già avviata una prima conta dei danni che parla di almeno 10 milioni di euro considerando il materiale stoccato nel magazzino della Sil, la riabilitazione della struttura e soprattutto i macchinari andati distrutti. Ma si devono valutare anche gli effetti delle operazioni di spegnimento, con le migliaia di litri d’acqua lanciati sulla struttura.

Si parla di circa 5 mila metri quadrati del capannone C – la Sil ha anche altre due sedi in zona industriale – divorati dalle fiamme, coinvolgendo anche le auto dei dipendenti che erano parcheggiate sul tetto dell’edificio. Nel rogo sono rimaste coinvolte anche la Framon, che si occupa di illuminazione con un magazzino attivo sul posto e la Bodei Autotrasporti da dove comunque gli addetti sono riusciti a portare all’esterno i camion e inseriti in altri capannoni. In tutto questo, si è parlato anche di un rischio ambientale collegato al fumo per il fuoco che ha colpito cartoni, plastiche e alluminio. L’Arpa ha posizionato per tutta la giornata una centralina con cui raccogliere gli elementi, già inviati ai laboratori e che saranno esaminati nei giorni successivi. Ma intanto parla di “valori non preoccupanti”.

Dal punto di vista strutturale, in zona industriale sono giunti anche i periti delle agenzie assicurative, mentre alla Sil si valuta l’aspetto occupazionale. Il capannone andato in fumo conta 100 addetti e venerdì i sindacati hanno incontrato la proprietà per attivare tutte le soluzioni possibili, anche se al momento è prematuro definirle. Forse gli ammortizzatori sociali. Comunque la produzione di pompe e sistemi di raffreddamento, di cui l’azienda valgobbina è leader, è proseguita senza problemi nelle altre due sedi. Per quanto riguarda il magazzino bruciato, la Sil potrebbe pensare a uno dei capannoni vuoti sparsi per il paese, ma servirebbero comunque investimenti per i macchinari. Intanto, l’intera comunità, a partire dal sindaco Matteo Zani, si è stretta solidale intorno all’azienda e sottolineando come, per fortuna, non ci siano stati feriti e non ci siano, al primo impatto, problemi ambientali tali da disporre di ordinanze.

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