(red.) Era il simbolo di Stamina. Sabato 30 dicembre a Firenze è morta la piccola Sofia De Barros, affetta da leucodistrofia metacromatica e per la quale, di fronte al fatto che non ci fossero cure convenzionali per il trattamento, la famiglia si era rivolta alla Stamina Foundation del presidente Davide Vannoni. Le “terapie” sulla bimba erano state eseguite all’ospedale Civile di Brescia e proprio la struttura rappresenta un altro dei simboli della pratica mai riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale. Tanto che lo stesso Vannoni, con Andolina e altri soci, sono stati condannati, dopo riti abbreviati e patteggiamenti, per truffa e associazione a delinquere.

Nel caso della piccola Sofia, sono stati i genitori Guido e Caterina, attraverso un post su Facebook, ad annunciare il decesso della figlia. Vannoni, laureato in Scienze sociali, in qualche modo era riuscito a portare Stamina tra le stanze del Civile e dove Sofia aveva testato la sperimentazione a base di cellule staminali. Il fatto che non si trattasse di una cura riconosciuta aveva spinto il tribunale di Firenze a bloccare la terapia subito dopo la prima iniezione nella piccola, ma a quel punto la famiglia aveva avviato una battaglia legale. Dopo il primo trattamento, infatti, sembrava che nella piccola ci fossero dei segnali di miglioramento e quindi, nonostante il blocco da parte della magistratura, erano riusciti a ottenere un’altra iniezione per la piccola.

Tanto che anche l’allora ministro della Salute Balduzzi aveva sollecitato perché per Sofia proseguisse la terapia, anche se due commissioni e la comunità scientifica avevano bocciato la sperimentazione. Al Civile erano poi arrivati i funzionari dell’Agenzia Italiana del Farmaco e i carabinieri, portando al sequestro delle cellule staminali. Ma i genitori di Sofia, così come altri, si erano rivolti alla giustizia per continuare il trattamento di Stamina. Poi lo stesso Civile era stato costretto proprio dai giudici a fermare il trattamento. E il 30 dicembre è in qualche modo calato il sipario con il decesso della piccola.

Tuttavia, resta aperto il conto con la giustizia. Quattro tra medici ed ex del Civile – Fulvio Porta, Ermanna Derelli, Armanda Laffranchi e Carmen Terraroli – sono stati condannati in primo grado a due anni di reclusione dal tribunale di Torino per somministrazione di farmaci imperfetti e hanno già presentato ricorso in appello. Anche Davide Vannoni, nonostante abbia già patteggiato, deve rispondere di nuovo del trattamento dopo averlo esteso in Georgia ed essere stato arrestato, tanto da trovarsi ai domiciliari nella sua abitazione di Moncalieri.

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