(red.) Una lettera firmata di due cittadini bresciani che, giunti in piazza Vittoria per festeggiare l’arrivo del 2018, sono stati molto sorpresi dall’incoscienza di alcuni ragazzi e dalla risposta delle forze dell’ordine.

Serata tranquilla quella del capodanno 2018, iniziata con una cena in famiglia e conclusa in piazza, nella speranza di vedere qualche fuoco d’artificio.
Sono le 23 circa quando mi incammino verso il centro storico con il mio ragazzo. Per strada si vedono davvero poche persone, davvero poco movimento. Sembrerebbe una serata come tante e non noto che nonostante le tanto decantate misure antiterrorismo non sembrerebbe esserci alcuna particolare mobilitazione da parte delle forze dell’ordine.

Alle 23.45 arriviamo in Piazza Vittoria e scopriamo che tutte le persone sono concentrate lì, e nella prossima Piazza Loggia, dove un concerto e le code per accedervi rendono la tale luogo, per me, decisamente poco interessante.
Torniamo in Piazza Vittoria dove le persone risultano essere le più differenti tra loro: ci sono tanti stranieri, di molteplici etnie, ma anche tanti ragazzi, bambini, famiglie. La mezzanotte sta per scoccare e pare quasi che tutti gli intenzionati a far botti e fuochi, nonostante la mobilitazione mediatica contro tale pratica, fossero concentrati in tal luogo.
Alle 23.59 realizziamo che nessuno avrebbe fatto il conto alla rovescia. Impugnato il telefono ci rendiamo stupidamente conto che l’orologio non mostra i secondi. Nel dubbio iniziamo a contare. 10…9…8…e infine Buon Anno!!!
La mezzanotte non è scattata, l’orologio segna ancora 23.59 ma noi stappiamo una bottiglia di spumante e offriamo da bere a dei ragazzi asiatici, filippini sembrerebbe, che stanno accendendo delle lanterne cinesi affianco a noi, sotto l’Arengario. Abbiamo appena passato un bicchiere che uno dei ragazzi tira fuori una pistola dalla giacca. Metallo, niente tappino rosso, spara in aria tre distinti colpi e il tempo si cristallizza mentre i bossoli atterrano al rallentatore e mi pare quasi di sentirli tintinnare nonostante il fracasso dei botti. Mi guardo attorno, guardo il mio ragazzo gelata in cerca di un qualsiasi cenno sul fatto di aver frainteso la situazione. Il giovane abbassa la pistola, per una frazione di secondo penso: “Ha ancora colpi”.
Alza di nuovo la pistola al cielo, spara altri tre colpi in aria, la pistola si scarica.
Io e il mio ragazzo ci guardiamo e cominciamo ad allontanarci cercando di non dare nell’occhio. Nessuno si è accorto di nulla, il ragazzo non ha fatto del male a nessuno, scatenare il panico non ha senso.
Circumnavigiamo la piazza, cerchiamo una pattuglia, ma non c’è polizia in giro. Raggiungiamo Piazza Loggia e troviamo il cordone di sicurezza del concerto, due signori con la pettorina catarifrangente gialla ma i pantaloni da militare. Segnaliamo l’accaduto, chiamano altre due persone in divisa e ci rispondono “sarà a salve, mandiamo il collega a controllare“. Io e il mio ragazzo ce ne andiamo, poco convinti dalla reazione delle forze dell’ordine che sembrerebbero averci dato il contentino senza poi realmente mobilitarsi.
Torniamo in zona Arengario, tenendoci a distanza e chiamiamo il 112, era mezzanotte e 16 minuti. I ragazzi sono ancora lì, girati di schiena e nel caos mi avvicino abbastanza per raccogliere un bossolo.
8 minuti, 8 minuti dalla chiamata e arrivano dei poliziotti a piedi. E’ mezzanotte e 24, gli andiamo incontro, gli segnaliamo il gruppo di ragazzi senza sapere bene quale fosse stato, di preciso, il giovane a sparare. Nonostante tutto ci eravamo abbastanza spaventati, più che altro all’idea che in quel momento, in una situazione differente, la piazza sarebbe potuta essere in fuga, ripetendo quanto successo a Torino. I vetri rotti per terra erano tanti, la situazione potenzialmente pericolosa, e nessuno a monitorare la sicurezza della piazza.
I poliziotti hanno controllato il bossolo dicendo, con leggerezza, “eh ma è una scacciacani“. Poco allarmati hanno avvicinato i ragazzi, controllato che uno di loro, il più appariscente, non portasse armi addosso e se ne sono andati.
Cosa mi è rimasto di questa esperienza?

Il ricordo di una piazza piena di persone e neppure una volante in zona, il ricordo delle forze dell’ordine che interpellate di persona sottovalutano una segnalazione, la scarsa tempestività della polizia locale nell’intervenire a seguito di una chiamata diretta. In piazza, a capodanno, in un periodo di frequenti atti di terrorismo, la totale ignoranza da parte della polizia del fatto che, spesso, fa più morti il panico rispetto ad un’arma con soli 6 colpi estratta in piazza mi ha lasciato senza parole. Un’arma che si è dimostrata essere a salve, ma non cambia il pericolo potenziale. Mi resta il sollievo che i botti abbiano coperto gli spari, tanto che nessuno si sia accorto di nulla.

Lettera firmata

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