(red.) Il foreign fighters kosovaro di 28 anni che giovedì 28 dicembre ha ricevuto un provvedimento di espulsione per opera del ministero dell’Interno a causa dei contatti con estremisti islamici in Siria e Iraq, aveva anche collegamenti con il bresciano dalla sua residenza in provincia di Bolzano. Il decreto per il giovane balcanico è scattato dopo un’indagine dell’Antiterrorismo italiano e della Digos di Brescia. Tra i suoi contatti attraverso i social network, anche Samet Imishiti che è stato muratore nella nostra provincia, arrestato nel 2015 nel suo Paese, in Kosovo, per un’inchiesta della Digos bresciana per apologia al terrorismo.

Lo straniero era finito nel mirino per i numerosi messaggi postati contro il Papa. Anche il fratello Ismail, espulso dall’Italia per lo stesso motivo, abitava nel bresciano. I due avevano coinvolto una terza persona, poi sottoposta a sorveglianza speciale e una quarta arrestata in Kosovo e ritenuta mente della cellula estremista.

Proprio dalla prima inchiesta, iniziata nel 2014, si è arrivati al kosovaro 28enne ora espulso con un volo di sola andata verso la patria. Non è la prima volta che Brescia finisce al centro dei contatti tra persone legate alla propaganda sul fronte dell’estremismo islamico e dell’Isis. I più famosi, i casi di Anas El Abboubi e Gaffur Dibrani.

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