(red.) Maurizio Tramonte, il 65enne ex fonte Tritone dei Servizi segreti italiani e condannato all’ergastolo per la strage di piazza Loggia di Brescia del 28 maggio 1974, si dice pronto a incontrare Manlio Milani. Quest’ultimo è il presidente della Casa della Memoria che riunisce i familiari delle vittime di quell’attentato e in cui perse la vita anche la moglie. Tramonte è stato raggiunto nel carcere di Rebibbia a Roma, dove è stato estradato dal Portogallo, dall’avvocato nella giornata di sabato 23 dicembre.

E in quell’occasione ha rivelato al suo legale di essere disposto a parlare con Milani. “Anche perché io non c’entro con l’attentato, con la bomba e non ho ucciso io sua moglie” ha detto all’avvocato. Perché una pena così alta come l’ergastolo? “Ho calunniato tantissime persone” ha aggiunto il condannato. E sulla sua “fuga” in Portogallo, il legale si è sentito dire e ha riferito che Tramonte avrebbe voluto trascorrere gli ultimi giorni di libertà prima di finire dietro le sbarre.

Peccato che poi, al momento della sentenza finale di ergastolo giunta dalla Cassazione, abbia deciso inutilmente di opporsi all’estradizione verso l’Italia dove deve scontare il carcere a vita. Di certo nei primi tre anni di condanna dovrà restare in isolamento e non parlare con nessuno, poi si valuterà un possibile trasferimento avvicinandosi verso Brescia. Dall’altra parte, Manlio Milani dice di non aver problemi a incontrare l’ex fonte dei Servizi segreti e condannato. Ma con una condizione: “che riconosca le sue responsabilità e la sentenza” dice il presidente della Casa della Memoria.

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