(red.) Quello che il Tar di Brescia dovrà di nuovo riesaminare potrebbe diventare un altro caso modello nella giurisprudenza a proposito di legittima difesa. La vicenda, di cui scrive Bresciaoggi, coinvolge un 76enne residente a Sermide, in provincia di Mantova, che alla fine del 2016 aveva esploso un colpo di pistola in aria dopo aver sentito dei rumori sospetti nei pressi della sua abitazione. In seguito aveva anche chiamato i carabinieri che, però, gli avevano sequestrato il fucile da caccia con le munizioni e tramite la prefettura gli era stato revocato il porto d’armi.

Di fronte a quelle conseguenze così nefaste per l’uomo, che al contrario aveva cercato di difendersi dall’irruzione dei ladri, aveva fatto ricorso tramite i suoi legali al Tar di Brescia. Tuttavia, il tribunale amministrativo aveva confermato il ritiro dell’arma e dell’abilitazione perché l’uomo era ritenuto “un soggetto inaffidabile”. Quindi, si è andati fino al Consiglio di Stato che ha ribaltato la sentenza chiedendo allo stesso Tar bresciano di rivedere la questione.

A giustificare l’esito del massimo grado amministrativo, una serie di circostanze fatte emergere dagli avvocati dell’anziano. Per esempio, il fatto che il 76enne aveva già subito dei furti in precedenza, anche in un capannone di sua proprietà. E poi perché una perizia balistica aveva stabilito che il colpo sparato in aria non era nemmeno pericoloso. Quindi, il pensionato potrebbe tornare a imbracciare il fucile da caccia. Ma tutto dipende dal Tar.

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