(red.) Durante la giornata di mercoledì 27 dicembre l’Aler, l’azienda regionale per l’edilizia residenziale pubblica, ha presentato il bilancio delle attività condotte nel 2017. E dal presidente Ettore Isacchini e dal direttore generale Giacomina Bozzoni è emerso che nell’anno che volge al termine il 48% dei nuovi inquilini che hanno trovato posto nelle case popolari non è nato in Italia. Per il resto, sono stati 765 i contratti di locazione sviluppati nel 2017, mentre dal punto di vista degli investimenti entro l’estate del 2018 sarà discusso il futuro della torre Tintoretto.

Ma è emersa anche un’altra situazione particolare e surreale che coinvolge una famiglia e di cui scrive Bresciaoggi. Tutto parte da una signora anziana che per 60 anni ha vissuto in una casa popolare in via Montegrappa a Brescia. Poi nel 2012, quando la donna non era più in grado di essere autonoma, è stata condotta in un ricovero. Nel frattempo, nel corso dei decenni la donna aveva eseguito una serie di lavori all’interno dell’abitazione.

Dove sta il problema? L’Aler ha chiesto 5 mila euro alla famiglia dell’anziana, intanto deceduta, per ripristinare l’appartamento risalente al 1922 e come era prima dell’intervento della residente. Ma la famiglia dell’anziana ha annunciato di voler ricorrere a vie legali contro la richiesta di risarcimento dell’azienda locale. In pratica, fanno sapere che la casa non aveva alcun debito e che alcuni lavori avrebbero anzi migliorato la vivibilità delle stanze. Al contrario, l’Aler sottolinea di aver speso denaro per rimettere l’abitazione alla forma iniziale e quindi ora vuole vederselo restituire.

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