(red.) Carburanti di contrabbando che un gruppo legato alla criminalità organizzata avrebbe in qualche modo importato in Italia dalla Slovenia per portarli alle pompe bianche di varie stazioni di servizio tra la Franciacorta e l’ovest bresciano. E’ un’indagine delicata, per quanto riguarda la componente bresciana, quella cui stanno lavorando i magistrati Sandro Raimondi e Paolo Savio e partita a livello nazionale dalla direzione investigativa antimafia. Dell’intero fascicolo ne dà notizia il Giornale di Brescia. Secondo quanto risulta al quotidiano che cita fonti della magistratura e della Guardia di Finanza, in tutto questo sarebbe coinvolta anche la camorra.

Tanto che si parla di un totale di 15 accusati per associazione di stampo mafioso per il contrabbando di carburante e reati fiscali tra falsa fatturazione e riciclaggio. Di questa indagine puramente bresciana risultano indagati tre imprenditori della nostra provincia che operano nella ristorazione ed energia tra Palazzolo e la Franciacorta e un campano. Nella settimana precedente a venerdì 22 dicembre, sempre come scrive il giornale bresciano, le Fiamme Gialle coordinate dalla procura hanno svolto perquisizioni e sequestri dei beni riconducibili ai quattro. Tuttavia, i loro legali hanno chiesto al tribunale del Riesame bresciano di annullare il provvedimento della Finanza e il pronunciamento è previsto proprio venerdì 22.

Secondo quanto emerso, il carburante giungeva dalla Slovenia verso la nostra provincia alimentando le stazioni di servizio non di marca e a costi decisamente più bassi rispetto alla concorrenza. L’indagine ha raggiunto anche il milanese dove è stato trovato un deposito di benzina illecito, oltre a società ritenute cartiere che emettevano fatture false sempre tra il capoluogo meneghino e Napoli. A coordinare questo traffico sarebbe la camorra di cui alcuni esponenti sono già stati condannati per vari reati. E i tre bresciani finiti nell’inchiesta sarebbero loro prestanome per quanto riguarda il nord Italia. A questo si aggiunge il fatto che diversi elementi collegati alla criminalità campana avrebbero acquistato immobili in contanti nella nostra provincia. Questo capitolo dell’inchiesta riguarda proprio Brescia e Napoli, ma fa parte di un più ampio fascicolo cui stanno lavorando quattro procure italiane con la Dia.

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