(red.) A Serle, nel bresciano, dal 2013 sono presenti delle cassette nei locali, bar e ristoranti per raccogliere fondi. Tutti destinati ad aiutare Mirco Franzoni nelle spese legali per la vicenda che lo ha visto, nei giorni precedenti a giovedì 21 dicembre, essere condannato a 9 anni e quattro mesi di reclusione. L’accusa è quella di omicidio volontario per aver ucciso Eduard Ndoj, il malvivente albanese che a dicembre del 2013 si era introdotto nella casa del fratello di Franzoni.

Il giovane bresciano si è sempre detto innocente e senza alcun intento di voler uccidere. Ma la sua posizione non ha convinto i giudici di Brescia. A una settimana di distanza dalla condanna, la raccolta fondi avviata dagli amici di Mirco si fa sempre più incessante, tanto che in una sola giornata 530 persone hanno anche aderito a una petizione. In particolare, per criticare le frasi del pubblico ministero Caty Bressanelli che aveva parlato di Serle come di un “paese omertoso”.

Al contrario, dalla località al confine tra Valsabbia e lago di Garda dicono di essere uniti e di aver voluto aspettare le conseguenze giudiziarie, che ora sono arrivate. Nel frattempo è stato anche aperto un conto corrente intestato al padre di Mirco e dove far arrivare altri fondi. E da Serle ritengono che armarsi di fucile non sia la soluzione per difendersi, ma frutto del clima di tensione che si respira. E di fronte al fatto che l’accusa abbia detto che “se Franzoni avesse chiamato i carabinieri invece di sparare saremmo a celebrare un altro processo, per furto” rispondono che il processo forse non sarebbe nemmeno stato aperto.

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