(red.) La Valcamonica, nel bresciano, torna a “tremare” per quanto riguarda inchieste della magistratura. Dopo il caso di Malonno, con il sindaco Stefano Gelmi che si è dimesso per un’indagine che lo coinvolgerebbe nell’aggiudicazione di appalti pubblici – il primo cittadino ha confermato di lasciare e ora il Comune è gestito dal commissario prefettizio Antonio Naccari – è il turno di Ceto. Tanto che il sindaco Marina Lanzetti, un funzionario dell’ufficio tecnico e almeno quattro imprenditori tra Edolo e Ceto risultano essere indagati. Anche in questo caso si parlerebbe di appalti pubblici.

Secondo la ricostruzione della procura di Brescia che ha ricevuto alcuni esposti e inviato sul posto la Guardia di Finanza di Edolo, vari cantieri del 2017 sarebbero finiti nel mirino per il modo sospetto in cui sarebbero stati aggiudicati. Sembra che dal municipio, infatti, arrivassero telefonate a imprenditori ritenuti “vicini”, che poi chiamavano altre imprese collegate. Tutto questo, per avvisare dell’imminente pubblicazione di bandi di gara e avvisi di manifestazione d’interesse.

A questa avrebbero partecipato tutte le realtà effettivamente sondate, ma poi i lavori sarebbero stati dati sempre alle stesse aziende. L’accusa per tutti sarebbe di turbativa d’asta e già nei mesi precedenti a dicembre si era avuto sentore che qualcosa non funzionasse nel momento in cui le Fiamme Gialle si sono viste più volte in Comune, prendendo materiali digitali e cartacei. Anche il sindaco è stato convocato in caserma, ma più volte ha detto di non sapere nulla. Tanto che anche nelle ore intorno alla notizia degli avvisi di garanzia in arrivo il primo cittadino si è detta all’oscuro.

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