(red.) Con l’estradizione di Maurizio Tramonte dal Portogallo verso l’Italia, dove è giunto martedì 19 dicembre con un volo aereo per essere poi condotto in carcere, si chiude di fatto la vicenda intorno alla strage di piazza Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974. Strage che provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 104. L’ex Fonte Tritone, informatore dei Servizi segreti italiani, arrestato a Fatima, in Portogallo, il 21 giugno, il giorno dopo la lettura della sentenza, è tornato in Italia con la Polizia e la collaborazione dell’Interpol attraverso un volo aereo proveniente da Lisbona e atterrato martedì alle 13,30 a Roma Fiumicino.

In seguito il 65enne è stato prelevato, fotosegnalato dalla Polizia di frontiera e poi condotto nel carcere di Rebibbia. Ma è facile immaginare che verrà trasferito al nord, tra gli istituti di pena di Opera o di Bollate. Per lui il 20 giugno, appunto 24 ore prima dell’arresto, la Corte di Cassazione aveva rigettato il ricorso dei legali e confermato l’ergastolo per la strage bresciana. Con lui, anche il leader di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, che a 80 anni e in condizioni di salute precarie sta scontando la pena ai domiciliari. A garantire l’arresto di Tramonte nello Stato iberico era stata l’Interpol tramite le indagini dei carabinieri del Reparto Operativo Speciale di Brescia.

Nel momento in cui l’ex fonte dei Servizi segreti stava tornando in Italia, si sono moltiplicate le reazioni per una vicenda tragica conclusa, almeno dal punto di vista dei mandanti. Tuttavia, la figlia del 65enne dice che il padre “mi ha detto di essere innocente e io gli credo, ecco perché dovrebbe andare avanti a difendersi fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria legata ai familiari delle vittime della strage, ritiene “importante il ritorno in Italia di Tramonte, perché le istituzioni e le norme vengono rispettate. Si chiude una vicenda parziale, perché ancora non c’è certezza sugli esecutori materiali”. “Un atto di giustizia che avevamo promesso ai familiari delle vittime delle stragi” ha aggiunto il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Infine, il procuratore generale di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso ha detto che “la latitanza era un’altra ferita nei confronti di una città che ancora oggi soffre per la strage di piazza Loggia”

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