(red.) Si torna a parlare della presunta truffa commessa da 29 associazioni di volontariato bresciane ai danni del Servizio Sanitario nella richiesta di rimborsi per il trasporto di pazienti in dialisi verso gli ospedali bresciani. L’intera vicenda era partita nel 2015 quando la procura aveva messo gli occhi su oltre 38 mila fatture prodotte tra il 2011 e il 2013 dai sodalizi per farsi rimborsare i viaggi fino a 1,5 milioni di euro in tutto. Secondo l’accusa, infatti, le associazioni avrebbero “gonfiato” i chilometri indicando i tragitti non solo dalla casa del paziente verso l’ospedale di turno, ma anche dalla sede dell’associazione.

Di fronte a questo scenario, la magistratura bresciana con un’ordinanza aveva sequestrato i conti delle ventinove associazioni. Ma in seguito è stato un continuo rimpallo a livello giudiziario. Il tribunale del Riesame, infatti, aveva “liberato” per tre volte gli stessi conti, mentre la Cassazione, su ricorso della procura, per altrettante volte aveva annullato i pronunciamenti dello stesso tribunale.

Ora il procuratore aggiunto Sandro Raimondi, a capo dell’inchiesta, ha avanzato l’istanza per chiedere il processo nei confronti dei sodalizi, ma anche di Carmelo Scarcella, Pietro Luigi Colombi, Pier Mario Azzoni e Francesco Vassallo in quanto vertici dell’Agenzia di Tutela della Salute (ex Asl) di Brescia. Non avrebbero rispettato le indicazioni della Regione Lombardia e quindi finiscono tutti alla sbarra, comprese le associazioni, per peculato, abuso d’ufficio e truffa. Il giudice Cesare Bonamartini nell’udienza fissata il 9 aprile deciderà se e chi rinviare a giudizio.

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